
Assicurazioni danni e protezione del patrimonio: perché sono fondamentali nella pianificazione patrimoniale
Nel primo articolo dedicato ai prodotti assicurativi (che potete leggere qui) abbiamo affrontato, in linea generale, il ruolo che questi strumenti possono avere nella vita dell’investitore privato.
In particolare, abbiamo richiamato l’articolo 1882 del Codice Civile e le due principali esigenze che il contratto assicurativo può soddisfare: da un lato la copertura dei danni, dall’altro gli eventi attinenti alla vita umana.
In questo secondo approfondimento ci concentriamo sul ramo danni e, più in generale, sulla funzione che le coperture assicurative possono avere all’interno di una corretta pianificazione patrimoniale.
La domanda fondamentale da porsi è:
Perché dovremmo sottoscrivere prodotti assicurativi che coprono determinate tipologie di danno?
La risposta semplice, diretta e realistica è questa:
Perché, se utilizzati consapevolmente, permettono di limitare le conseguenze economiche di eventi che potrebbero intaccare pesantemente i risultati di anni di corretta gestione del patrimonio.
In altre parole, non si tratta solo di “comprare una polizza”.
Si tratta di decidere quali rischi possiamo sopportare direttamente e quali, invece, è più razionale trasferire a una compagnia assicurativa.
La curva gaussiana: perché alcuni rischi sembrano lontani, ma pericolosissimi perché non sono impossibili
Per aiutarci nell’analisi partiamo da un’immagine semplice ma molto efficace: la curva gaussiana, o distribuzione normale.

La curva gaussiana rappresenta, in modo intuitivo, come molti fenomeni tendano a distribuirsi e a ripetersi: la maggior parte degli eventi si concentra nella parte centrale, mentre gli eventi meno frequenti si collocano progressivamente verso gli estremi. Qui potrete osservare un semplice esperimento che dimostra chiaramente questa caratteristica ripetitività.
Nella parte centrale del grafico troviamo ciò che accade più spesso, ciò che si ripete con maggiore probabilità e che, proprio perché ricorrente, può essere osservato, studiato e gestito con maggiore facilità.
A mano a mano che ci spostiamo verso le estremità della curva, invece, incontriamo eventi sempre meno frequenti. La loro probabilità diminuisce rapidamente, fino a diventare molto bassa.
Bassa probabilità non significa rischio nullo!
Proprio questo è il punto fondamentale:
Gli eventi posti agli estremi della distribuzione sono rari, ma non impossibili. Tendono verso una probabilità molto contenuta, ma non per questo possono essere ignorati, soprattutto quando il loro impatto economico può essere enorme.
È proprio questa la lezione più importante per chi si occupa di pianificazione patrimoniale.
Un evento può avere una bassa probabilità di verificarsi, ma, se il suo impatto è potenzialmente devastante, non può essere escluso dal ragionamento. Anzi, merita particolare attenzione proprio perché tende a essere sottovalutato.
Il punto, quindi, non è domandarsi soltanto:
“Quanto è probabile che questo evento accada?”
La vera domanda dovrebbe essere:
“Se questo evento accadesse, quali conseguenze avrebbe sul mio patrimonio, sulla mia famiglia e sulla continuità del mio tenore di vita?”
Questa distinzione è fondamentale.
Ci sono eventi frequenti, prevedibili, ricorrenti, per i quali esistono serie storiche, dati e strumenti di analisi. In questi casi, anche il danno tende spesso a essere più gestibile, perché può essere previsto, misurato e contenuto con maggiore efficacia.
Poi ci sono eventi molto più rari, collocati idealmente agli estremi della curva. Eventi che magari non si sono mai verificati prima nella nostra esperienza personale, oppure che abbiamo sempre considerato troppo lontani per riguardarci davvero.
Sono proprio questi, però, gli eventi che possono generare i danni patrimoniali più gravi.
Il problema è che l’essere umano tende naturalmente a sottovalutare ciò che non ha mai sperimentato direttamente. Se un evento non è mai accaduto nella nostra vita, siamo portati a considerarlo quasi impossibile. Ma questa è una trappola psicologica.
La curva gaussiana ci ricorda invece che gli eventi estremi esistono. Sono meno frequenti, certamente, ma non per questo sono irrilevanti.
E quando un evento raro incontra una famiglia, un patrimonio, un mutuo, un’attività professionale o una successione non adeguatamente pianificata, le conseguenze possono essere molto pesanti.
Da qui nasce il senso più profondo delle assicurazioni danni e, più in generale, delle coperture di protezione:
non assicurarsi contro ciò che è semplicemente probabile, ma contro ciò che, se accadesse, potrebbe compromettere seriamente il patrimonio costruito nel tempo.
Eventi frequenti ed eventi estremi: due mondi diversi
Alla luce di questa distinzione possiamo individuare due grandi categorie di eventi.
La prima riguarda gli eventi che hanno elevate possibilità di ripetersi nel tempo. Proprio perché ricorrenti, possono essere studiati attraverso dati, serie storiche e comportamenti già osservati. Questo permette di predisporre strumenti di gestione e contenimento più efficaci.
Esempi di questa prima situazione possono essere:
- le decisioni delle banche centrali in merito al costo del denaro;
- le variazioni dell’inflazione e le loro conseguenze sui mercati finanziari;
- gli effetti di una siccità prolungata sui prezzi dei beni alimentari.
La seconda categoria riguarda invece gli eventi rari, estremi o profondamente sottovalutati. Sono eventi che si collocano idealmente nelle code della curva gaussiana: hanno una probabilità più bassa, ma possono produrre conseguenze molto più gravi.
Esempi di questa seconda situazione possono essere:
- il Covid
- l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia
- i conflitti in Medio Oriente e le loro conseguenze economiche e geopolitiche
Tutti questi eventi, pur con caratteristiche molto diverse tra loro, hanno mostrato quanto ciò che sembrava lontano, improbabile o non considerato possa invece diventare improvvisamente centrale.
E la stessa logica vale nella vita personale, familiare e patrimoniale.
Un evento raro può non riguardare il mondo intero. Può riguardare una singola famiglia. Un singolo professionista. Una singola successione. Una singola perdita di reddito. Un singolo incidente.
Ma, per chi lo subisce, quell’evento diventa il centro della propria curva.
Il rischio che la mente rifiuta di valutare
Esiste poi un ulteriore aspetto, forse ancora più importante.
Alcuni rischi non vengono sottovalutati perché siano tecnicamente complessi. Vengono sottovalutati perché sono emotivamente difficili da affrontare.
Ci sono situazioni che la natura umana tende a rimuovere. Casi che meriterebbero la massima attenzione, ma che vengono relegati in una stanza della nostra emotività che preferiamo tenere chiusa.
La morte prematura, l’invalidità, la non autosufficienza, la perdita improvvisa della capacità di produrre reddito, una successione non pianificata, un grave danno a beni importanti: sono tutti eventi che spesso non vengono affrontati non perché siano impossibili, ma perché sono scomodi da immaginare.
Eppure una vera pianificazione patrimoniale dovrebbe occuparsi proprio di questo: non solo far crescere il patrimonio, ma proteggerlo dagli eventi che potrebbero comprometterlo.
Per rendere più concreti questi ragionamenti, riporto alcuni casi reali tratti dalla mia esperienza professionale.
L’asse ereditario: un evento prevedibile, ma non considerato
Una mia cliente, con uno studio professionale avviato, single e con due fratelli che non avevano grandi capacità economiche, aveva acquistato diversi anni prima, nel pieno della sua attività, due appartamenti a Mentone.
Con il consulente che la seguiva all’epoca aveva coperto con un contratto assicurativo il rischio incendio. Nulla di più.
Con il passare degli anni, la cliente si pose però una domanda molto concreta: che cosa sarebbe accaduto ai suoi fratelli quando avessero ereditato i due immobili? E quanto avrebbero dovuto pagare allo Stato francese al verificarsi dell’evento successorio?
Secondo quanto le era stato prospettato, il carico successorio avrebbe potuto avvicinarsi a percentuali davvero molto elevate. Impossibili da sostenere dai suoi fratelli.
Gli unici due eredi, infatti, non avrebbero avuto a disposizione la liquidità necessaria per far fronte a quei costi.
Eppure la soluzione sarebbe stata relativamente semplice e, con ogni probabilità, molto meno onerosa se affrontata per tempo.
Sarebbe stato sufficiente valutare, quando la cliente era più giovane e in piena attività, la sottoscrizione di una copertura assicurativa caso morte, finalizzata a mettere a disposizione degli eredi un capitale utile a coprire tutti o parte dei costi successori.
Infine la cifra erogata ai due fratelli sarebbe stata totalmente esentasse, aspetto importantissimo ragionando in termini di risultato netto.
Questo esempio non riguarda una “polizza” in senso astratto, ma una logica di pianificazione: individuare un rischio patrimoniale rilevante e trasferirne le conseguenze economiche a uno strumento assicurativo adeguato.
La detrazione fiscale del 19% sulle polizze assicurative
Sempre in riferimento a questo caso vi è poi anche un aspetto fiscale da considerare.
In presenza dei requisiti previsti dalla normativa, alcuni premi assicurativi possono beneficiare della detrazione fiscale del 19%.
La detrazione non riguarda indistintamente qualunque polizza, ma alcune specifiche coperture assicurative. In particolare, può applicarsi ai premi relativi a:
- assicurazioni aventi per oggetto il rischio di morte;
- assicurazioni contro il rischio di invalidità permanente, secondo le condizioni previste dalla normativa;
- assicurazioni contro il rischio di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana;
- assicurazioni aventi per oggetto il rischio di morte finalizzate alla tutela di persone con disabilità grave;
- assicurazioni contro il rischio di eventi calamitosi relative a immobili ad uso abitativo.
Secondo quanto indicato dall’Agenzia delle Entrate, la detrazione del 19% si applica entro specifici limiti di importo: 530 euro per le assicurazioni che prevedono il rischio di morte o invalidità permanente, 750 euro per le polizze rischio morte finalizzate alla tutela di persone con disabilità grave e 1.291,14 euro per le coperture contro il rischio di non autosufficienza.
Naturalmente, questi aspetti fiscali non dovrebbero mai essere la ragione principale per sottoscrivere una copertura assicurativa.
La ragione principale deve restare la protezione del patrimonio e delle persone che da quel patrimonio dipendono.
Il beneficio fiscale, quando presente, rappresenta semmai un elemento accessorio che può contribuire ad abbattere il costo reale della copertura.
Ma questa è solo la punta dell’iceberg.
Esistono infatti situazioni nelle quali un evento non previsto, non valutato o persino evitato per paura di affrontarlo può generare un danno patrimoniale capace di azzerare i risultati della migliore gestione finanziaria realizzata negli anni precedenti.
Due genitori in carriera: una situazione apparentemente idilliaca, ma con gravi rischi patrimoniali
Altro esempio: una coppia di genitori con due figli molto giovani, ottime carriere già avviate, entrate mensili importanti, un mutuo rilevante ma facilmente sostenibile grazie ai due redditi, e un tenore di vita decisamente elevato.
Uno dei due è un libero professionista, l’altro è un manager. Entrambi viaggiano spesso, sia per lavoro sia per piacere. Oltre ai due figli, non hanno altri parenti stretti su cui poter contare.
La loro attenzione si è concentrata, comprensibilmente, sull’ottimizzazione delle entrate e sulla costruzione di un patrimonio più importante nel tempo, sia immobiliare sia mobiliare.
Apparentemente è una situazione solida, invidiabile, quasi ideale.
Ma proprio questa apparente solidità può nascondere una fragilità patrimoniale molto rilevante.
Cosa accadrebbe se uno dei redditi venisse meno?
Se, per esempio:
- uno o entrambi i genitori dovessero perdere la vita in un incidente di viaggio?
- uno o entrambi dovessero subire una malattia grave, un’invalidità o una perdita significativa della capacità lavorativa?
- in futuro uno o entrambi dovessero avere necessità di assistenza continuativa o di ricovero in una struttura per persone non più autosufficienti?
- uno dei due diventasse inabile e non fosse più in grado di generare la propria parte di reddito?
- il mutuo, oggi sostenibile grazie a due entrate elevate, finisse improvvisamente per gravare su un solo reddito?
- chi sosterrebbe i costi della vita quotidiana, dell’educazione dei figli, della casa e del patrimonio immobiliare?
In uno scenario simile, il patrimonio accumulato verrebbe inevitabilmente intaccato.
Prima in modo immediato, poi per passaggi successivi.
Il tenore di vita familiare potrebbe essere drasticamente ridimensionato, il patrimonio costruito nel tempo potrebbe essere eroso e i figli potrebbero trovarsi esposti a conseguenze economiche molto pesanti.
Ecco quindi che alcune coperture assicurative, se inserite in modo coerente all’interno di una vera pianificazione patrimoniale, possono diventare uno strumento prezioso di tutela.
Non perché eliminino il rischio.
Ma perché permettono di trasferire a un soggetto terzo, la compagnia assicurativa, il possibile danno economico derivante da eventi gravi in quanto teoricamente molto rari.
In altre parole, posso decidere di non sopportare direttamente un rischio che, se si verificasse, potrebbe compromettere l’equilibrio economico della mia famiglia.
Assicurazione e patrimonio: non un costo, ma una scelta di protezione
Il punto centrale, quindi, è questo: la copertura assicurativa non dovrebbe essere valutata soltanto come un costo.
Dovrebbe essere valutata come uno strumento di trasferimento del rischio.
Ogni famiglia, ogni professionista, ogni imprenditore e ogni patrimonio ha una propria struttura di fragilità.
Ad esempio chi ha un reddito elevato, ma dipendente da una sola persona.
Ci sono persone che hanno importante patrimonio immobiliare, ma poca liquidità.
In alcuni casi ci sono famiglie con figli piccoli ma nessuna rete familiare di supporto.
Alcuni hanno costruito un patrimonio rilevante, ma non hanno mai valutato cosa accadrebbe in caso di morte prematura, invalidità, non autosufficienza o grave danno patrimoniale.
In tutti questi casi il problema non è soltanto assicurativo.
È patrimoniale.
La domanda corretta non è: “Quanto costa questa polizza?”
La domanda corretta è: “Quanto mi costerebbe non avere alcuna protezione se l’evento si verificasse?”
Il rischio più pericoloso è spesso quello che non vogliamo considerare
Una curiosità.
Il caso appena descritto deriva da una situazione reale affrontata alcuni anni fa.
Quando spiegai ai clienti i ragionamenti appena esposti, entrambi dimostrarono di capire e condividere la gravità dei possibili danni patrimoniali. Subito dopo, però, una delle due parti mi disse, più o meno:
“La ringrazio, comprendo perfettamente ciò che ci ha spiegato, ma da parte mia non se ne parla neanche. Sono assolutamente scaramantica e siccome questa idea mi fa paura, la rifiuto.”
Questa frase è molto più frequente di quanto si possa pensare.
Molti rischi non vengono ignorati perché siano irrilevanti. Vengono ignorati perché sono scomodi da affrontare.
Ma una corretta pianificazione patrimoniale dovrebbe occuparsi proprio di questo: non solo far crescere il patrimonio, ma proteggerlo dagli eventi che potrebbero comprometterlo.
Le assicurazioni danni e, più in generale, le coperture assicurative di protezione, quando sono coerenti con la situazione familiare, reddituale e patrimoniale della persona, non rappresentano quindi un costo accessorio.
Rappresentano uno strumento di tutela.
Il loro obiettivo non è eliminare l’incertezza, perché questo è impossibile.
Il loro obiettivo è evitare che un evento raro, sottovalutato o emotivamente rimosso diventi economicamente devastante.
Ed è proprio per questo che il tema assicurativo dovrebbe essere parte integrante di ogni seria pianificazione patrimoniale.



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