Il legame tra inflazione e tasso di disoccupazione. La curva di Phillips, fondamentale e interessante.

Per comprendere meglio i movimenti dell’economia reale, ci sono dati (concettualmente semplici) che è interessante conoscere per meglio comprendere le conseguenze sui mercati e sui cicli economici.

Uno di questi è la curva di Phillips, quella teoria secondo cui tra tasso di disoccupazione e inflazione c’è una relazione forte e inversa. Quindi al salire di un parametro scende l’altro e, ovviamente, viceversa.

Non vogliamo tediarvi con considerazioni personali in quanto l’articolo dell’eccellente Vito Lops, spiega perfettamente e in modo comprensivo questa teoria che vi proponiamo nel processo di contribuzione alla formazione di una corretta cultura finanziaria elementare.

Vi consigliamo caldamente di leggerlo in un momento di tranquillità e con attenzione viste le conseguenze dirette e importanti che questa teoria riflette sull’economia e quindi nella vita quotidiana di tutti noi.

Buona lettura.

 

Fonte: Il Sole 24 Ore

CRISI: ITALIANA O INTERNAZIONALE? – 27 NOVEMBRE 2018

Nessun segnale di schiarita per ora. I dati macro continuano nel graduale peggioramento e i mercati si accodano, con trend che sono ormai quasi ovunque negativi o, alla meglio, neutrali. Sempre sconsigliato un approccio long strutturale di portafoglio.

Gli etf questi sconosciuti. Soprattutto in Italia…

Ci risiamo. L’ennesima classifica in cui ci ritroviamo nelle ultime posizioni.

Siamo tra i paesi europei nei quali gli Etf sono meno pubblicizzati e questo ha soprattutto un motivo davvero banale: i costi.

Ad essere onesti ci sarebbe un altro motivo che gli investitori probabilmente non conoscono: un portafoglio con molti strumenti passivi comporta inevitabilmente per il professionista un maggiore lavoro di monitoraggio e manutenzione dell’equivalente portafoglio con soli fondi comuni. Ma questo è un altro discorso.

Tornando ai costi se ad esempio un fondo azionario USA ha un costo di gestione (almeno) del 2%, l’Etf equivalente ha un costo di gestione che raramente supera lo 0,7%. E peraltro, su una piazza estremamente efficiente come quella nordamericana è quasi impossibile trovare un gestore attivo che riesca con persistenza a fare meglio del mercato stesso (e quindi dell’Etf che lo replica).

La differenza quindi deriva dal fatto che le reti di promotori e le banche incassano mediamente circa il 70% dei costi di gestione del fondo (che vanno ai venditori che li collocano) mentre per un Etf incassano esattamente 0 (zero!).

Ovviamente gli strumenti passivi non sono la soluzione “ognitempo” e hanno i loro pregi e difetti. Ma pagare un’enormità in più per ottenere quasi sempre lo stesso risultato dell’indice ci pare francamente una scelta da evitare.

Il vento su questo tema sta cambiando (grazie all’Europa di cui tanti si lamentano a sproposito) a favore dei risparmiatori, ma di questo parleremo un po’ più avanti.

Ecco spiegati i risultati delle classifiche in questo settore.