Un mondo che cambia. Spazi diversi per investire. C’era una volta e ora non c’è più.

Il mondo sta cambiando a una velocità della quale non sempre percepiamo l’intensità. Sarà ancora possibile investire con le logiche utilizzate fino ad ora?

Sotto i nostri occhi, ma non sempre pienamente recepiti, stanno avvenendo cambiamenti che interessano molti aspetti: politici, storici, di comunicazione, di relazione, economici, sociali, della quantità e disponibilità di ricchezza procapite, tecnologici solo per fare alcuni esempi. Sono cambiamenti epocali rispetto a un passato recentissimo dai quali quasi certamente non si potrà – sotto alcuni aspetti fortunatamente – tornare indietro e che stanno già impattando pesantemente nella nostra vita quotidiana.

Di conseguenza dovranno necessariamente cambiare anche gli approcci all’investimento dei propri risparmi. Dovrà soprattutto aumentare il proprio livello di consapevolezza, fondamentale insieme alla preparazione finanziaria elementare, per vivere questo processo in modo cosciente e non passivo. Bisognerà approfondire e fare propri i concetti di orizzonte temporale, profilo di rischio personale, programmazione. Occorrerà in particolare comprendere, imparare e adattarsi perché se è vero che certe opportunità sono finite per sempre, è altrettanto vero che altre – nuove, diverse, interessanti – si stanno aprendo.

Proverò ora a fornire qualche semplice esempio per evidenziare alcuni di questi cambiamenti.

Rendimenti obbligazionari (Titoli di Stato in particolare)

Chi come me è “diversamente giovane” ricorda sicuramente come fosse appagante e facile investire in Titoli di Stato intorno agli anni ’80 nel nostro Paese. Bastava acquistare un semplicissimo BOT e dopo un anno si incassava un utile anche superiore al 10% alla scadenza; era sufficiente a quel punto rinnovarli. E la giostra girava per tutti.

Semplice, immediato, pochi fastidi, indolore.

Pochi però si rendevano conto che in termini reali a causa dell’inflazione, il vero guadagno quasi si azzerava oppure che sui BTP si potevano perdere soldi in conto capitale o ancora che si stava creando un mostro che peserà sulle teste di molte future generazioni di Italiani.

Soprattutto veniva appagata la grande soddisfazione di un (apparente) lauto guadagno e – peggio ancora – si generava la certezza di un flusso continuo di cedole sicure.

A questo è seguita nel tempo la creazione di fondi a distribuzione di proventi o a cedola che dir si voglia, sottoscritti con particolare energia dai risparmiatori italiani sempre più vittime del progressivo calo dei rendimenti cedolari fino al punto di alcuni prodotti che per distribuire “cedole” disinvestivano quote di patrimonio. I costi di questi prodotti hanno poi dato il colpo di grazia abbattendo i magri rendimenti.

I figli del tempo delle cedole, laute e sicure, sono diventati per sempre orfani.

I contratti assicurativi prevalentemente a carattere previdenziale (Ramo I)

Quando ho intrapreso il mio percorso professionale nel mondo della consulenza, sono stato “caldamente” invitato a operare come agente assicurativo in attesa del superamento dell’Esame di Stato per poter accedere all’Albo dei Promotori Finanziari. Allora la maggior parte dei contratti erano a carattere previdenziale e a fronte di determinate peculiarità anche normative, garantivano a scadenza un capitale o una rendita. Siccome gli eventi legati alla vita di un essere umano sono due (l’essere in vita o la morte) venivano proposte coperture accessorie che tutelavano anche nel caso di premorienza dell’assicurato (sottraendo ovviamente il costo di questa copertura dal capitale realmente investito per non far percepire l’ulteriore costo sostenuto).

Al di là di limitate opzioni sul caso morte (veniva riconosciuto un extra rimborso in casi di morte quasi al limite della fantascienza), si trattava di prodotti sostanzialmente semplici con alcuni vantaggi che per quei contratti e con il senno del poi, sarebbero diventati spropositati. Innanzitutto veniva riconosciuto un tasso minimo garantito che oggi non sarebbe possibile immaginare neanche nel più bello dei sogni: il 4%. Poi il rendimento veniva consolidato su base annua. Ultimo ma non ultimo durante il periodo di conferimento dei premi veniva riconosciuto l’80% del risultato di gestione e, se dopo la scadenza non si chiedeva il riscatto, si arrivava anche al 90% (pur sempre al netto di costi importanti).

E oggi? Oggi le cose sono un po’ cambiate, ad esempio il tasso tecnico si aggira intorno all’1% e il consolidamento in molti casi avviene su base decennale. Vi invito a giocare con la calcolatrice per vedere la differenza. Da un punto di vista commerciale poi, oggi ci sono sostanzialmente due possibilità: A) Se disponete di patrimoni a nove zeri qualche contratto interessante della “vecchia” tipologia previdenziale, potrebbe venirvi proposto ma con la “piccola” condizione che investiate pesantemente – anche –  in altre tipologie di prodotti di casa, B) Se invece non disponete di patrimoni a nove zeri verrete condotti in gregge (vedi questo post) verso i cosiddetti prodotti misti, che oggi sono venduti a mani basse.

Ma di cosa si tratta? Sostanzialmente sono costituiti da: 1) uno specchietto per le allodole dato da una componente di prodotti Ramo I (quelle di cui ho scritto sopra) per vendere la “sicurezza” e 2) da una matrioska dentro la quale vi ritroverete fondi che non conoscerete, che non avete scelto, che non potrete sostituire, che non vi daranno alcuna garanzia, che probabilmente a causa di costi e inefficienze non riusciranno a restituirvi neanche l’andamento degli indici di mercato, il tutto incollato a una carta moschicida a base di costi.

Avevo già trattato questo tema in questo post che potrete leggere per approfondire.

Voi umani dovete ancora vedere cose che non potete neanche immaginare. I Quatitive Easing e alcune loro conseguenze.

Parafrasando la famosa frase del film Blade Runner, è come se il mondo da qualche anno avesse varcato una di quelle porte spazio / tempo che compaiono in alcune pellicole di fantascienza per entrare in una dimensione completamente sconosciuta e senza alcuna certezza di poter tornare indietro. Semplificando molto, dopo la crisi del 2008 il sistema per evitare di collassare, ha iniziato a pompare nell’economia mondiale immense quantità di liquidità e ancora continuerà a farlo, anzi l’attuale crisi del Coronavirus ha di molto incrementato e accelerato questo procedimento. La logica iniziale era che semplicemente non si poteva fare diversamente per salvare il mondo e peraltro non c’erano esperienze analoghe precedenti. Ma come tutti i viaggi intergalattici nessuno poteva conoscere cosa si sarebbe scoperto e quali rischi si sarebbero corsi.

Questa grandissima massa di denaro praticamente a costo zero è arrivata solo parzialmente a sostegno delle imprese o famiglie alle quali era destinata. Una parte importante è “andata” a caccia di rendimento. Prima sul mercato obbligazionario facendo crescere per la legge della domanda e dell’offerta i corsi e abbattendo quindi i rendimenti, creando inoltre una distorsione supportando titoli di aziende ormai tecnicamente fallite che altrimenti sarebbero state spazzate dal mercato. Poi seguendo la logica di Tina (vedi questo post) si è orientata sull’azionario comprando – quasi – di tutto semplicemente perché non c’è alternativa.

Non solo.

Questa situazione si autoalimenta perché i prezzi dei titoli di stato di alcuni Paesi non possono crollare e allora vengono sostenuti da continui acquisti delle principali Banche Centrali, con la conseguenza che il premio al rischio apparente e quindi la differenza di rendimento tra due titoli equivalenti si è ridotta in modo anomalo e riflette ormai solo in parte quello che sarebbe il vero premio al rischio tra due emittenti con economie diversamente solide.

Tutto questo dovrebbe finire, ma immaginare come e quando è fantascienza nella fantascienza, almeno nelle attuali condizioni dell’economia mondiale anche perché la sola ipotesi di rallentamento di questa condizione creerà una serie di onde abbastanza alte sulle quali ci troveremo a navigare possibilmente indossando per tempo gli opportuni salvagenti. Al momento comunque si tratta di una ragionevole possibilità che – dovrebbe – essere ancora abbastanza lontana nel tempo; prima bisogna salvare il mondo.

Infine potrebbe manifestarsi il problema dell’inflazione (vedi post) che in queste condizioni potrebbe creare stagflazione (vedi Treccani).

Quindi viviamo in un mondo che è cambiato per un tempo che sicuramente non sarà breve.

I cambiamenti nei modelli della distribuzione o del commercio.

Pochi decenni fa, molti lo ricordano, quando esistevano i videoregistratori a nastro, si diffuse in tutto il mondo una catena americana di noleggio di film su videocassetta chiamata Blockbuster composta da migliaia di negozi. Molti tra di noi hanno fatto le code per noleggiare e restituire (sovente i ritardo!) quei film. Sembrava una rivoluzione nel modo di consumare il prodotto cinematografico e invece è scomparsa in breve da tutto il mondo. Analogamente è accaduto per molti altri settori come per esempio i nuovi modelli di vendita al dettaglio che sono progressivamente scomparsi schiacciati dall’e-commerce, ma poi da questo riesumati e in parte rinvigoriti in un ciclo continuo di cambiamento.

Conclusioni

Diventa quindi evidente che l’approccio ai propri investimenti dovrà essere rivisto, non solo dal mondo professionale, ma anche dagli investitori finali, dai risparmiatori.

Oggi ad esempio è molto difficile ottenere un ragionevole flusso cedolare, o meglio di rendita, sui singoli titoli a meno di alzare sensibilmente l’asticella del rischio e questo è diventato un grosso problema per le compagnie assicurative. Occorrerà che i risparmiatori imparino che questo flusso dovrà essere generato (come peraltro è sempre stato anche se magari non percepito) non solo dalle cedole stesse, ma anche dalle differenze di corso tra acquisto e vendita.

Oggi il più importante indice azionario mondiale lo S&P500 che dovrebbe riflettere in modo ragionevolmente preciso l’andamento della principale economia al mondo, è pesato per oltre il 30% da una manciata di aziende di dimensioni gigantesche e quindi fornisce un dato che sostanzialmente va conosciuto e interpretato per il “nuovo” valore che assume. Un’altro paradigma che andrà valutato diversamente.

Se quindi alcuni aspetti andranno ponderati con la massima attenzione e con occhi diversi dal passato è tuttavia altrettanto vero che si stanno presentando sempre nuove e interessanti possibilità che, fino a pochi anni fa, erano utopistiche o semplicemente irrealizzabili e che ragionevolmente avranno importanti spazi di sviluppo e per lungo tempo.

Energie pulite, ciclo delle batterie, trattamento dell’acqua, tecnologie medicali avanzate, gli infiniti campi di applicazione dell’intelligenza artificiale, soluzione ai crescenti problemi demografici, la logistica specializzata rispetto al mondo dell’e-commerce, le attività legate ai cambiamenti climatici, l’inesorabile uscita dalle fonti di energia fossili sono alcuni esempi. L’importante sarà sempre cercare di ridurre al massimo le correlazioni tra le diverse classi di attivi, non rincorrere i trend sull’onda emotiva e non focalizzare l’attenzione sugli obiettivi di breve termine, ma di accettare che le singole attività o mercati sottostanti abbiano il tempo di sviluppare le loro potenzialità e infine di adattarsi con attenzione alle nuove opportunità che i cambiamenti del mondo si presenteranno.

Ultimo ma non ultimo: e se il gigantesco debito accumulato nel mondo venisse resettato? Un’altro possibile cambiamento epocale potrebbe apparire in questo strano viaggio che ha intrapreso il mondo. Per ora solo una ipotesi, ma… mai dire mai. Trovate uno spunto nell’ultimo bottone di approfondimento,

 

 

 

 

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

 

 

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