Tra esuberanza irrazionale, shale oil, fracking e Coronavirus.

A volte appaiono al mondo nuove tecnologie che promettono di rivoluzionarne alcuni aspetti della nostra quotidianità.

Può però accadere che non sempre ciò che è nuovo, utile e redditizio, si riveli poi anche sostenibile nel tempo.

Circa vent’anni fa negli USA, allora forti importatori di petrolio e derivati, fu inventata una nuova tecnologia di estrazione denominata fracking (per la quale vi rimando a un link a fondo pagina) che, tra mille problemi, ha avuto il fondamentale effetto di rendere questo Paese, non solo energeticamente indipendente, ma addirittura esportatore di petrolio e derivati con evidenti e importanti conseguenze a livello politico internazionale.

Tuttavia, questa tecnologia ha un grosso limite: il costo di estrazione molto elevato che la rende profittevole per un prezzo di vendita al barile di almeno 35 – 40 dollari.

Per contro e come termine di paragone il limite di convenienza per i Paesi mediorientali con la tecnologia classica è intorno circa ai 20-25 dollari al barile.

Quando questa tecnologia si è sviluppata, negli USA sono nate molte aziende di estrazione, la maggior parte delle quali si è fortemente indebitata per iniziare e poi sostenere l’attività estrattiva. Molte di queste aziende e i loro debiti sono peraltro diventate parte importante del più grande mercato di obbligazioni High Yield mondiale, quello americano.

A partire dal marzo scorso e a causa del Coronavirus, i consumi mondiali di petrolio sono crollati verticalmente e, altrettanto verticalmente, sono crollati i prezzi del greggio; europeo (il Brent di qualità più pregiata) come anche di quello americano (il WTI di qualità meno pregiata).

Siccome l’estrazione del petrolio non può scendere sotto determinati livelli si è creato il grave problema di reperire siti di immagazzinamento per la nuova produzione che non veniva più smaltita. Si è arrivati addirittura a noleggiare grandi petroliere affinché rimanessero ferme nei porti utilizzandole solo come improvvisati silos. Di conseguenza il costo di stoccaggio è cresciuto alle stelle. Contemporaneamente e anche per motivi tecnico – finanziari, il prezzo del greggio a termine è diventato per una breve finestra temporale, addirittura negativo.

In questo contesto è quindi arrivato (insieme ad una gestione perlomeno “spensierata” dell’azienda) il colpo di grazia per Chesapeake che negli USA era diventata il secondo produttore nazionale di gas.

Uno dei simboli della nuova tecnica del fracking, dello shale oil, dell’indipendenza energetica USA, ieri ha portato i libri in tribunale.

Questa credo possa essere una lezione importante da imparare e tenere ben a mente quando si pensa a nuove opportunità o frontiere di investimento.

La prudenza e la ragione sono sempre buone compagne di viaggio al contrario dell’avidità o dell’emotività.

 

 

Fonti: Wired e Agi

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