Spremuti come dei limoni. I costi, e le mancate performance dei fondi

I risparmiatori italiani si lasciano ancora e purtroppo sempre più, guidare in modo del tutto passivo nella transumanza da risparmio amministrato al risparmio gestito (in particolare, fondi, fondi di fondi, polizze pseudo-assicurative ecc.).

Questa, incredibilmente, è una storia tanto vecchia quanto attuale.

L’obbiettivo di chi li guida è evidente: traferire liquidità da veicoli di investimento (obbligazioni, azioni, etf ecc.) che pagate le commissioni di acquisto rendono nulla al collocatore, verso prodotti del risparmio gestito per i quali l’investitore sostiene invece importanti  e soprattutto ricorrenti costi di gestione! Da 0% al 1,8% medio all’anno la differenza è ovviamente enorme.

Viene quindi alimentata con questa passività un’industria dell’inefficienza visto che quasi un terzo dei fondi ha risultati peggiori dei costi paganti dai risparmiatori.

Il problema gravissimo non è però nel pagare costi di gestione che sono assolutamente giustificati se il ritorno è coerente e corretto.

Il vero problema è che in molti casi questi costi insieme all’inefficienza di gestione, sono talmente pesanti da vanificare i risultati del gestore stesso.

I clienti si muovono senza – almeno – tentare di comprendere se i soldi che giustamente pagheranno, potranno essere forieri di risultati accettabili oppure saranno gettati al vento.

Le asimmetrie conoscitive sono una parte di questa situazione, ma forse non la più importante.

Probabilmente la causa di questo atteggiamento è la storica apatia e la mancanza assoluta di voglia di imparare le nozioni necessarie per operare con un minimo di coscienza delle proprie scelte insieme a una fiducia riconosciuta in modo assoluto a chi propone simili prodotti.

In questa stranissima situazione, tipicamente italiana, a pagare è sempre e solo l’investitore finale con buona pace delle performance.

Fonte: Repubblica.it

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