Il costo (nelle tasche degli Italiani) delle parole senza regole.

Sembra facile, ma non lo è. Pare che i politici italiani abbiano dimenticato (o devono ancora imparare?) che nelle sedi pubbliche occorre la massima attenzione a non esprimersi come se si fosse al bar dello sport. Le parole hanno un peso diretto importantissimo, soprattutto quando sono dette nella veste di rappresentanti dello Stato Italiano. Ci sono regole non scritte – ma peraltro di buona educazione e semplice buon senso – che non bisognerebbe superare pena danni molto gravi. Diretti e indiretti.

Danni che, già ora, pesano nelle tasche di tutti i cittadini e che, tragicamente non saranno, almeno nell’immediato, percepiti perchè non sono visibili direttamente quanto lo sarebbe ad esempio una tassa sulla benzina. Ma sono assolutamente reali, importanti e permarranno nel tempo. Purtroppo lo spread è “semplicemente” il costo per l’affidabilità di un Paese e la sua sensibile risalita in condizioni di relativa stabilità dovuta all’ombrello di protezione del Quantitavie Easing della Bce è un pessimo segnale anche perchè altri Paesi che sono in condizioni analoghe, non hanno registrato un simile incremento. Cosa accadrà a breve quando questo ombrello sarà tolto?

In Europa e nel mondo peraltro, l’attenzione verso l’Italia è elevatissima e il motivo è davvero banale. Se il nostro Paese dovesse trovarsi in condizioni simili a quella della Grecia di pochi anni fa – e non è fantascienza – il conto alla fine dovrebbero pagarlo in molti e quest’idea non rende molto comprensivi.

Il secondo tipo di danni deriva dalla perdita di credibilità internazionale e il nostro Paese si sta avvicinando a grandi passi (stante l’attuale comportamento dei nostri politici) verso un baratro la cui risalita sarà infinitamente più pesante in virtù del fatto che già ora non dispone di un immagine di elevata affidabilità.

Seduti a questo tavolo non ci sono “buoni o cattivi” e sicuramente l’Europa deve essere migliorata.

Ma sarebbe meglio non farlo mettendo un dito negli occhi degli altri commensali.

 

2 commenti
  1. Carlo Alberto Grosso
    Carlo Alberto Grosso dice:

    Buongiorno,
    Su La Stampa di oggi, pag 6, c’è un articolo preoccupante a firma Paolucci / Spini. Mi chiedo se i supporter di due nostri ministri logorroici percepiscono la portata del problema. L’ho capito anch’io che di Finanza capisco quasi nulla … è come se io fossi costantemente finanziato per poter vivere “alle mie condizioni, quelle poste da me”, e nel contempo ironizzassi su chi mi finanzia ….. speriamo Tria e Moavero resistano …

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    • Studio
      Studio dice:

      Innanzitutto grazie per il graditissimo commento.
      Come dice un vecchio proverbio “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare!”. È quindi possibile che le azioni che realmente verranno intraprese rientrino in spazi decisamente ridotti rispetto alle dichiarazioni fatte. Gli effetti invece rimarranno e sarà già un grande risultato se non verranno amplificati dai possibili fatti.
      D’altra parte il “bricolage” politico abbiamo visto quali danni sta portando (e sono appena iniziati!) al Regno Unito.
      Anche la “mitica” Svizzera che dispone di “caratteristiche” ben diverse da quelle nostrane, qualche tempo fa dopo una difesa all’arma bianca del franco svizzero ha dovuto arrendersi al fatto che in questo tempo – e in quello che verrà – l’autonomia è ormai ridicola rispetto alle forze in gioco. Se non ce l’ha fatta la Svizzera figuriamoci l’Italia.
      Qualche tempo fa il commissario europeo Oettinger disse più o meno: “I mercati insegneranno agli Italiani a votare” e generò grande indignazione (condita da carta moschicida a base di demagogia). Premetto che non debbo e non voglio difendere “i mercati”, ma credo avesse ben ragione o perlomeno abbia espresso un concetto semplicemente reale; chi avesse dubbi in merito basta che si vada a vedere la recente storia della Grecia che ne è la prova evidente. Innanzitutto perchè “i mercati” siamo (anche) noi; ognuno di noi con le azioni che quotidianamente svolge. Poi perchè non dobbiamo dimenticare che “i mercati” sono anche la politica; che si veste da vergine del tempio ma agisce in modo a volte spietato.
      Negarlo sarebbe come voler acquistare un’automobile con i finestrini manuali o pretendere di tornare ai tempi di Pol Pot.
      Che poi “i mercati” necessitino di regolamentazione è ovvio, ma quello è tuttaltro discorso… Politico peraltro!
      Grazie ancora per il Suo contributo e confidiamo che ne posti altri in futuro.

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