Il Coronavirus colpisce pesantemente. Anche in Svizzera.

La recente pandemia sta colpendo in modo quasi “democratico” tutto il mondo e i suoi effetti hanno conseguenze pesanti su qualsiasi economia. Dai paesi emergenti, agli Stati Uniti, dal più solido governo a quello più instabile i danni sono equamente ripartiti anche se ovviamente con intensità diversa.

Tuttavia, colpisce che, come riporta un interessante articolo di Lino Terlizzi corrispondente de Il Sole 24 Ore pubblicato ieri, anche la Banca Centrale Svizzera abbia subito una perdita importante nel primo trimestre di quest’anno.

Certamente la perdita deve essere valutata in relazione al fatto che questa Istituzione ha una solidità eccezionale. Assimilabile solamente alla sua capacità di generare grandi profitti che peraltro può poi in parte condividere tra i Cantoni (suoi principali azionisti), gli azionisti privati o essere infine messi a riserva.

Comunque, 36,4 miliardi di euro di perdita trimestrale non sono pochi e credo interessante condividere i due principali motivi di questa flessione e che vengono ben spiegati nell’articolo:

  1. La svalutazione dei titoli a portafoglio. In questi mesi praticamente qualsiasi classe di attivi ha subito pesanti svalutazioni dovute all’inversione del ciclo di crescita di tutti i Paesi al mondo, alle condizioni di panico, alle molte posizioni al rialzo che erano aperte fino a febbraio e che si sono dovute chiudere con la massima rapidità amplificando di molto la volatilità.
  2. Le migliori caratteristiche della Svizzera: la stabilità e la forza della sua politica e della sua economia. Quando il panico inizia a colpire sui mercati, ingenti masse di liquidità si spostano sul franco svizzero con la sua conseguente rivalutazione. Questo ovviamente crea al Paese pesanti problemi riducendo drasticamente i margini e la competitività delle sue industrie.

Di conseguenza gli attivi a portafoglio della Banca Centrale Svizzera si sono svalutati pesantemente, mentre l’Istituto è dovuto intervenire con decisone comprando valute per cercare di contenere la crescita del franco svizzero. E il costo della somma di questi due aspetti è divenuto pesante.

Due quindi le conclusioni finali che mi sembrano interessanti.

  • Davanti al rischio di mercato (quando cioè quasi tutte le classi di attivi flettono in sintonia) neanche il più abile e accorto degli investitori è esente da momentanee perdite di valore che possono anche divenire importanti.
  • Per quanto potenti e stabili siano la politica e l’economia di uno Stato, il singolo paese può trovarsi a pagare un prezzo troppo elevato per difendere il cambio e di conseguenza l’economia stessa. E per la Svizzera questa è la seconda volta dopo l’episodio del 2015.

Solo la condivisione responsabile, in senso organico e organizzato di impegni doveri e regole, può creare le sinergie sufficienti per arginare i momenti più difficili.

Almeno in regime di democrazia.

 

Foto di pixabay.com

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