L’inflazione (utile) che ancora manca. Tempi nuovi per le Banche Centrali?

L’inflazione, quando controllata, è utile all’economia? Qual’è la situazione attuale?

Cercherò di riprendere in modo assolutamente elementare alcuni concetti in modo da poter fornire ai lettori le informazioni minime per rispondere alla domanda scritta nel titolo di questo post.

Che cos’è l’inflazione?

L’inflazione consiste nell’aumento del prezzo di ampia portata di beni o prodotti che non si limita a singole voci di spesa. A questo link potrete trovare la spiegazione fornita dal sito della Banca Centrale Europea. Solitamente si misura su determinati periodi temporali, tipicamente un anno e viene espressa in termini percentuali. Qualora invece di crescere i prezzi diminuiscano, si parla di deflazione.

Qual’è la principale conseguenza dell’inflazione?

La principale conseguenza dell’inflazione e quindi dell’aumento dei prezzi, è la diminuzione del potere di acquisto; ne deriva che a parità di importo disponibile, diminuiranno le quantità di beni effettivamente acquistabili. In alternativa sarà necessario un maggior impiego di risorse per acquistare la stessa quantità di beni o servizi.

Qual’è la principale causa di creazione dell’inflazione?

Semplificando davvero molto, ma mantenendo coerenza con l’obbiettivo di questo post, l’inflazione si crea grazie all’aumento della domanda di beni o servizi. Se questa cresce significa gli acquirenti sono in condizione di poter pagare un prezzo maggiore per lo stesso prodotto. La domanda stessa inoltre viene guidata entro determinati obbiettivi principalmente dalle Banche Centrali o dai governi (anche) con l’imposizione fiscale.

Cosa influenza la crescita dell’inflazione?

Alcuni parametri quali una forte crescita economica o il basso costo del denaro con cui ci si finanzia possono spingere la domanda e quindi la disponibilità a sostenere oneri maggiori rispetto al periodo precedente. Ma questa disponibilità può essere influenzata dalle istituzioni in vario modo, ad esempio variando la quantità di moneta disponibile oppure alzando o abbassando il costo dei finanziamenti, oppure ancora riducendo l’imposizione fiscale sia diretta (sui redditi) che indiretta (sui prodotti). Un altro parametro e sempre a titolo di esempio è il cambio; al suo variare – a parità di costo nella valuta di denominazione – potrà ad esempio aumenterà il prezzo finale da sostenere perché occorrerà più valuta locale per convertirla in valuta estera. L’inflazione è anche legata intimamente al livello di disoccupazione e ne avevo parlato in questo post. Estremamente importante infine è il clima di fiducia che in un determinato momento, si percepisce tra i cittadini: al suo crescere aumenterà sensibilmente la propensione a spendere o investire, mentre al contrario questa verrà contratta. Se ad esempio si attraversa una fase di congiuntura negativa, la paura del futuro spinge a ridurre o addirittura annullare le richieste di aumenti salariali per evitare possibili licenziamenti; di conseguenza l’inflazione si avvicinerà tendenzialmente alla pericolosissima deflazione (cioè riduzione dei prezzi), ben più complessa da controllare e poi superare.

L’inflazione è utile?

Ad un prima approssimata valutazione si potrebbe rispondere no visto che al crescere dei prezzi si possono acquistare meno prodotti. In realtà non è così. Infatti l’inflazione è un chiaro effetto (non causa) della crescita economica di un paese. Infatti solo se aumentano le retribuzioni o comunque la capacità di spesa dei cittadini, questi saranno disposti a pagare di più i loro acquisti. Analogamente per la loro percezione del futuro. In questo clima positivo aumenta anche la predisposizione agli investimenti (anche di medio lungo periodo) sia delle famiglie che delle imprese con ovvi benefici sulla crescita del PIL che altrimenti verrebbero congelati o del tutto annullati con evidenti ricadute negative. Un aumento dei prezzi costituirà inoltre un aumento delle entrate indirette (es. IVA) in quanto la stessa percentuale di imposizione sarà computata su di un prezzo maggiore. L’inflazione infine abbatte in termini reali il debito pubblico.

Quanta inflazione?

Ovviamente l’inflazione deve essere controllata e indirizzata entro determinati valori stabiliti dalle autorità. Il motivo è – sempre semplificando – che una crescita incontrollata diventa dannosa perché rende di fatto nullo il potere di acquisto di una determinata valuta. Ci sono stati casi nella storia di Paesi nei quali l’inflazione era diventata talmente alta che le banconote furono usate per creare palle di carta per giocare a football e questa situazione è ancora reale come potrete leggere qui in merito al Venezuela Paese che nel momento in cui scrivo ha un tasso di inflazione annuo del 2.400%. Ovviamente si tratta di un caso limite, ma nel mondo ci sono aree con livelli di questo tasso assai diversi come diverse sono le economie dei Paesi che la subiscono. Mediamente nei Paesi ad economia di mercato libera negli ultimi decenni si è sostanzialmente ridotta come ad esempio in Italia passando da valori molto vicini al 20% degli anni’80 fino ai valori attuali intorno o inferiori all’ 1%. Quindi sempre semplificando molto, da valori troppo alti a valori “troppo” bassi.

Il ruolo delle Banche Centrali e il nuovo possibile loro paradigma. Il probabile grande cambiamento di approccio.

Tendenzialmente queste istituzioni hanno lavorato (seppur con mandati abbastanza diversi in funzione dei loro Paesi di appartenenza) a controllare l’inflazione e soprattutto a ricondurla verso un valore ritenuto corretto come massimo accettabile. Questo concetto è stato particolarmente importante per la Banca Centrale Europea in quanto il suo maggiore contributore – la Germania – all’inizio del secolo scorso ha subito un periodo di lunghissima e durissima inflazione ancora ben presente nella memoria del Popolo tedesco. Quindi, semplificando, finora l’obbiettivo della BCE è stato un tasso di inflazione vicino, ma non superiore, al 2% annuo.

Il concetto quindi è di oscillazione verso un tetto massimo. Tuttavia tutta una serie di parametri che non riporto per brevità in questa sede, ma soprattutto gli effetti della crisi del 2008 e di quella di quest’anno del Coronavirus, hanno rimescolato le carte fino a considerare nuovi possibili parametri di valutazione. Completamente diversi.

Quali i motivi? Il rallentamento delle economie, veloce e pesantissimo, ha portato Governi e Istituzioni a rendere disponibile nel sistema una massa di liquidità assolutamente mai vista a costo praticamente pari a zero, per cercare di sostenere prima e far riprendere poi la crescita delle economie mondiali. In questa fase di fortissima decrescita del PIL mondiale ovviamente le vendite di beni e servizi sono crollate e con loro si sono mantenuti contenuti quando addirittura non scesi i loro prezzi mentre le pressioni salariali sono semplicemente scomparse. Da quel momento l’obbiettivo massimo del 2% è diventato quasi un utopia con evidenti danni per i motivi che ho esposto sopra.

Ora però si potrebbe affacciare l’ipotesi esattamente opposta. Infatti, se grazie all’evoluzione del quadro pandemico e soprattutto alla rapida diffusione del vaccino, si avviasse una “forte” fase di crescita dopo una fortissima contrazione, l’inflazione potrebbe riprendere a incrementarsi. Probabilmente troppo almeno rispetto al tetto massimo del 2%. La crescita mondiale ha subito un pesantissimo contraccolpo e tutte le Istituzioni stanno cercando di affrontarlo ricorrendo a soluzioni non convenzionali e soprattutto inimmaginabili fino a pochi mesi fa in quanto avrebbero scatenato polemiche e veti incrociati da parte di molti governi, soprattutto nella Ue, sostanzialmente fornendo liquidità illimitata a costi praticamente pari a zero e sostenendo con acquisti continui le obbligazioni governative dell’area euro.

Conclusioni

Ecco quindi profilarsi il probabile importantissimo cambiamento di approccio della BCE (ma non solo) verso il target di riferimento del 2%: non sarebbe più il valore massimo, ma bensì il valore medio. Si accetterebbero quindi, seppur in via teorica, variazioni del valore limite anche “sensibili” verso l’alto (dovute all’enorme massa di liquidità iniettata nel sistema e che ben difficilmente potrà a breve essere drenata salvo danni maggiori) che finora erano precluse, focalizzando gli interventi al rispetto del valore medio.

Si affaccia quindi la possibilità di un nuovo fondamentale ruolo (finora precluso) per la BCE: non solo il controllo del tasso di inflazione ma anche la possibilità di implementare una vera politica di interventi diretti di sostegno alla crescita economica europea. E in questa logica ecco che il limite massimo attualmente vincolante, assumerebbe un valore relativo venendo sostituito da valori medi proprio a sostegno della crescita. É evidente che questo approccio, se messo in atto, avrà conseguenze davvero interessanti in questo universo inesplorato che è diventato il mondo dopo le ultime crisi e l’attivazione dei QE.

Ci sarà da osservare l’evoluzione di questa ipotesi anche perché non mancheranno forti opposizioni dai Paesi rigoristi.

Grandi cambiamenti si stanno presentando all’orizzonte. Forse.

 

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

 

 

Ancora truffe. Ingordigia, emotività e asimmetrie conoscitive continuano a mietere vittime.

Le truffe nel mondo della finanza. Sempre presenti e pericolose.

Viviamo in un mondo in cui la rete internet ci permette, almeno teoricamente, di disporre facilmente di diverse nozioni. E l’informazione, quando è costruita su basi affidabili, tecnicamente corrette meglio ancora sui siti delle Istituzioni e non sui post nei social network, è la prima e più importante forma di autodifesa.

Tuttavia l’informazione richiede un minimo di tempo e di impegno per essere trovata e assimilata e quindi, per molti, viene finalizzata solo a specifici temi perdendo così notizie e nozioni importanti che permetterebbero di investire evitando i rischi più gravi e soprattutto irreparabili.

I truffatori sono particolarmente attivi nel mondo della finanza e le loro più efficaci armi si basano su alcuni aspetti tipici dell’essere umano e tra questi primeggiano: ingordigia, emotività, asimmetrie conoscitive.

Quali sono i nostri principali punti deboli e perché possono essere pericolosi?

 

L’ingordigia

Caratteristica presente in ogni persona che, se non controllata, porta facilmente ad attribuire un peso eccessivo a millantati quanto impossibili importanti risultati in termini di guadagno che soprattutto in momenti di difficoltà storica o personale, andrebbero potenzialmente a risollevare situazioni difficili o perdite subite a vario titolo. Ma questa caratteristica può rendere deboli anche soggetti che dispongono di patrimoni importanti e che non avrebbero particolare esigenza di extra rendimenti per poter mantenere un eccellente tenore di vita. L’ingordigia è quindi, proprio perché insita nella natura umana, diffusa su diversi classi sociali o di censo e il rischio che comporta appare di fatto ugualmente distribuito.

L’emotività

In sostanza è uno di parametri che influenzano le reazioni che mettiamo in atto rispetto agli stimoli che costantemente riceviamo durante la vita quotidiana. É personale in quanto influenzata da diversi fattori come le nostre esperienze precedenti o come la percezione della preparazione che crediamo di possedere su di un determinato tema. Ma l’emotività viene condizionata, pesantemente, anche dall’empatia del nostro interlocutore. Più egli saprà relazionarsi con noi in modo efficace, più i nostri livelli di difesa tendenzialmente si abbasseranno. Questo, come dimostrano tantissimi esempi reali, è forse l’anello più debole della nostra catena di autodifesa perché una volta violato, il truffatore avrà spazio quasi illimitato (almeno inizialmente) per agire. I più grandi truffatori (vedi) sono tutti grandissimi comunicatori.

Le asimmetrie conoscitive

Pongono l’interlocutore meno preparato in situazione di grande debolezza rispetto alla sua controparte che conosce bene il tema oggetto di discussione. Attenzione perché questo accade anche quando la maggior preparazione è solo apparente e non reale, ma ben spacciata come profonda. In questo caso l’obbiettivo del truffatore è duplice: mettere la sua controparte in condizione di debolezza emotiva e successivamente creare intorno a sé una sorta di aura di affidabilità, generare fiducia e quindi evitare al massimo domande di approfondimento alle quali fornirebbe ovviamente risposte incomplete, o con finti tecnicismi o ancora palesemente false ma espresse con grande sicurezza.

Probabilmente sembreranno considerazioni quasi banali, ma vi invito a leggere con grande attenzione la selezione di articoli che allegherò con i relativi link per rendersi conto che nella realtà “a me non può capitare”, “lo conosco da tantissimi anni”, “mi fido ciecamente di lui”, sono approcci da evitare con la massima attenzione.

Come difendersi ? Proviamo a fornire qualche suggerimento.

 

Controllare sempre le referenze del proponente

Il primo passaggio è verificare se chi propone l’investimento ha i requisiti previsti dalla normativa per poter operare. É facile e banale; basta verificare sui siti degli Organismi di Vigilanza a partire da quello dell’OCF Organismo dei Consulenti Finanziari oppure su quello della CONSOB Commissione Nazionale per le Società di Borsa, eventualmente anche scrivendo un’email per richiedere informazioni. Il professionista che opera secondo i termini di legge, non potrà che essere contento delle vostre verifiche in quanto le risposte che arriveranno anche dalla semplice consultazione dei siti di queste due Istituzioni di riferimento del settore, saranno affidabili. MAI fidarsi senza verificare approfonditamente; esiste una pletora di “amici degli amici” che si spacciano per esperti o consulenti che non sono né l’uno, né l’altro, e che sia in Italia che all’estero (dove a volte è legale), raccolgono direttamente denaro per poi sparire.

Attenzione ai guadagni proposti, soprattutto se troppo elevati rispetto a quelli mediamente offerti dai mercati su profili di rischio e orizzonti temporali analoghi

Rendimenti troppo gratificanti devono immediatamente insospettire. Se banalmente il mercato esprime rendimenti in un certo periodo mediamente del 3% e qualcuno propone un investimento che rende l’ 8% o il 10%, occorre porre la massima attenzione, soprattutto se vengono utilizzate parole come “sicuro” o peggio ancora “garantito”. Occorre ricordare che il ritorno solitamente è (o almeno dovrebbe essere) proporzionato al rischio, quindi diviene imprescindibile verificare – tecnicamente e non emotivamente – perché viene proposto un rendimento fuori mercato e dove sono i rischi reali conseguenti. La sottovalutazione di questo aspetto può avere effetti devastanti.

I siti di trading online falsi

Attenzione ai siti di trading online, soprattutto a quelli che propongono irreali annunci di fantomatici clienti che hanno abbandonato lavori magari umili per guadagnare improvvisamente cifre spropositate facendo trading (compravendita di titoli più o meno veloce o frequente). Solitamente questi “clienti” sono fotografati accanto a case prestigiose, mazzette di banconote, automobili e donne estremamente appariscenti. In questo caso si tratta di società che nella realtà sono inesistenti (molti sono i casi di aziende domiciliate presso una casella postale (vedi) oppure in qualche palazzo o prestigiosi uffici affittati solo per qualche mese) e il meccanismo è sempre lo stesso. Convinto il cliente dei facili guadagni dopo le prime operazioni su piccoli importi e magari relativi accrediti sul C/C presso una banca estera, lo si convince ad investire la parte più importante del proprio patrimonio. Che ovviamente a quel punto sparisce per sempre insieme a qualsiasi tipo di contatto. Sul sito della CONSOB esiste addirittura una pagina specifica per questa tipologia di truffa.

Il pericolo degli investimenti non regolamentati o quotati su mercati ufficiali

Tendenzialmente diffidate di qualsiasi tipologia di investimento che non sia protetta da una specifica normativa e ufficialmente quotata. Acquistare azioni di una miniera d’oro in Sudamerica oppure quote di un promettente investimento immobiliare in un paese dell’Est Europa esporrà inevitabilmente ad un rischio infinitamente più elevato che acquistare il peggior fondo comune distribuito sui mercati regolamentati. I casi di finti documenti di proprietà o partecipazione in aziende inesistenti sono tutt’altro che rari e hanno colpito personaggi anche molto famosi. Un prodotto quotato, qualsiasi esso sia, ha almeno subito dei controlli prima di essere immesso sul mercato e dovrebbe – teoricamente – essere sottoposto regolarmente ad altri che per quanto migliorabili saranno sempre infinitamente superiori di ciò che non li subisce. Ovviamente non tutti gli investimenti non quotati sono truffaldini, ma comportano il fatto che l’asticella dell’attenzione e dei controlli debba alzarsi parecchio.

La documentazione contrattuale

Prima, molto prima di sottoscrivere qualsiasi contratto di investimento, è necessario anche se sicuramente noioso, leggere e controllare (o farlo fare da chi ne ha titolo) con attenzione, tutta la documentazione contrattuale. Alcuni anni fa ho incontrato un possibile cliente che, entusiasta, mi ha fatto vedere la documentazione di un nuovo investimento fatto a Londra grazie ad un suo amico fidandosi e senza fare alcun controllo preventivo. Era, semplicemente, tutto falso e se fosse stata messa in atto una seria verifica non avrebbe poi perso l’intero capitale investito in quell’operazione.

La conclusione è quindi che se anche non si dispone di una preparazione specifica su certi temi, è almeno possibile – e fondamentale – cercare di porsi qualche domanda ed eventualmente fare, o richiedere, un’analisi approfondita prima di aderire all’operazione proposta.

Nel caso peggiore il tempo o i soldi spesi saranno il migliore degli investimenti che potrete mai fare perché in fondo, il primo guadagno è una mancata perdita.

 

Tra esuberanza irrazionale, shale oil, fracking e Coronavirus.

A volte appaiono al mondo nuove tecnologie che promettono di rivoluzionarne alcuni aspetti della nostra quotidianità.

Può però accadere che non sempre ciò che è nuovo, utile e redditizio, si riveli poi anche sostenibile nel tempo.

Circa vent’anni fa negli USA, allora forti importatori di petrolio e derivati, fu inventata una nuova tecnologia di estrazione denominata fracking (per la quale vi rimando a un link a fondo pagina) che, tra mille problemi, ha avuto il fondamentale effetto di rendere questo Paese, non solo energeticamente indipendente, ma addirittura esportatore di petrolio e derivati con evidenti e importanti conseguenze a livello politico internazionale.

Tuttavia, questa tecnologia ha un grosso limite: il costo di estrazione molto elevato che la rende profittevole per un prezzo di vendita al barile di almeno 35 – 40 dollari.

Per contro e come termine di paragone il limite di convenienza per i Paesi mediorientali con la tecnologia classica è intorno circa ai 20-25 dollari al barile.

Quando questa tecnologia si è sviluppata, negli USA sono nate molte aziende di estrazione, la maggior parte delle quali si è fortemente indebitata per iniziare e poi sostenere l’attività estrattiva. Molte di queste aziende e i loro debiti sono peraltro diventate parte importante del più grande mercato di obbligazioni High Yield mondiale, quello americano.

A partire dal marzo scorso e a causa del Coronavirus, i consumi mondiali di petrolio sono crollati verticalmente e, altrettanto verticalmente, sono crollati i prezzi del greggio; europeo (il Brent di qualità più pregiata) come anche di quello americano (il WTI di qualità meno pregiata).

Siccome l’estrazione del petrolio non può scendere sotto determinati livelli si è creato il grave problema di reperire siti di immagazzinamento per la nuova produzione che non veniva più smaltita. Si è arrivati addirittura a noleggiare grandi petroliere affinché rimanessero ferme nei porti utilizzandole solo come improvvisati silos. Di conseguenza il costo di stoccaggio è cresciuto alle stelle. Contemporaneamente e anche per motivi tecnico – finanziari, il prezzo del greggio a termine è diventato per una breve finestra temporale, addirittura negativo.

In questo contesto è quindi arrivato (insieme ad una gestione perlomeno “spensierata” dell’azienda) il colpo di grazia per Chesapeake che negli USA era diventata il secondo produttore nazionale di gas.

Uno dei simboli della nuova tecnica del fracking, dello shale oil, dell’indipendenza energetica USA, ieri ha portato i libri in tribunale.

Questa credo possa essere una lezione importante da imparare e tenere ben a mente quando si pensa a nuove opportunità o frontiere di investimento.

La prudenza e la ragione sono sempre buone compagne di viaggio al contrario dell’avidità o dell’emotività.

 

 

Fonti: Wired e Agi

Il legame tra inflazione e tasso di disoccupazione. La curva di Phillips, fondamentale e interessante.

Per comprendere meglio i movimenti dell’economia reale, ci sono dati (concettualmente semplici) che è interessante conoscere per meglio comprendere le conseguenze sui mercati e sui cicli economici.

Uno di questi è la curva di Phillips, quella teoria secondo cui tra tasso di disoccupazione e inflazione c’è una relazione forte e inversa. Quindi al salire di un parametro scende l’altro e, ovviamente, viceversa.

Non vogliamo tediarvi con considerazioni personali in quanto l’articolo dell’eccellente Vito Lops, spiega perfettamente e in modo comprensivo questa teoria che vi proponiamo nel processo di contribuzione alla formazione di una corretta cultura finanziaria elementare.

Vi consigliamo caldamente di leggerlo in un momento di tranquillità e con attenzione viste le conseguenze dirette e importanti che questa teoria riflette sull’economia e quindi nella vita quotidiana di tutti noi.

Buona lettura.

 

Fonte: Il Sole 24 Ore

Non investire nell’acqua: un vero buco nell’acqua.

Tutti sanno grazie ai numerosi servizi televisivi a carattere naturalistico, che l’acqua ricopre il 71% della terra e questo sembrerebbe un dato decisamente positivo rispetto alle necessità umane.

In fondo una notizia facile, di immediata assimilazione e apparentemente molto confortante.

Tuttavia forse non tutti sanno che ben il 97,5% di tutta l’acqua che ricopre il globo è salata e quindi solo 2,5% è dolce. Anzi per essere più precisi non è salata.

Giocando con i numeri si desume che solo l’1,75% (!) della superficie terrestre sarebbe teoricamente ricoperta di acqua non salata. Peraltro non necessariamente potabile.

A questo punto il dato, non solo a nostro avviso, comincia a diventare preoccupante considerando che sulla terra vivono all’incirca 7,6 miliardi di persone. Lo diventa ancor di più considerando che una parte minima della popolazione mondiale usa – e soprattutto spreca – enormi quantità di acqua dolce, mentre tantissime persone riescono a malapena ad averne per sopravvivere. Siccome è realmente difficile immaginare un radicale contenimento dell’uso di questa risorsa da parte di chi ne ha a disposizione tantissima, appare più ragionevole (e giusto) sperare che il resto del mondo ne possa avere una quantità tale da permettergli una tenore di vita almeno dignitoso. Senza aver la pretesa di vestire panni di scienziati o specialisti, ci sembra evidente che la fame di acqua – questa volta potabile – non possa che crescere e anche di molto nel futuro.

A peggiorare la situazione, ci sono due altri grossi problemi da considerare.

  • l’acqua non salata non è tutta direttamente utilizzabile, ma in molti casi è almeno da filtrare e controllare quando non addirittura pesantemente inquinata e quindi da depurare
  • come potrete leggere dall’articolo allegato esiste, peraltro in tutto il mondo, il grave problema dell’obsolescenza e inefficienza delle reti di distribuzione e quindi, a spreco si aggiunge spreco

Ci sono diversi autori che prevedono che in futuro si combatteranno guerre per ottenere quote importanti di “oro blu”, ma se anche questa tesi fosse esagerata, è indiscutibile che la necessità di acqua non potrà che crescere nel tempo.

A questo punto, in un mondo sempre alla ricerca di performance e di decorrelazione, diventa rarissimo vedere portafogli allocati (ovviamente nella giusta misura) anche in veicoli che investono in aziende che trattano o a qualsiasi stadio offrono o trasportano queso bene irrinunciabile.

Al contrario si riscontrano con frequenza prodotti finanziari il cui futuro (non solo il rendimento!) sarebbe da considerare almeno aleatorio.

Davvero strano in fondo.

Peraltro anche la richiesta di garage o di alloggi a Mentone non potrà crescere all’infinito.

La fame di acqua si.

Pensateci, potrebbe essere una diversificazione oggettiva, di maggiori soddisfazioni e sicuramente con molti meno problemi.

Fonte: Il corriere della Sera / La Stampa

Aggiornamento del 22.05.2018

Polizze vita: non sono tutte uguali. ATTENZIONE: interviene la Corte di Cassazione.

“Guardi, abbiamo un prodottino assicurativo evoluto che è perfetto per Lei e la sua famiglia…”

“… In un unico strumento avrà una parte di portafoglio a capitale garantito che le darà sicurezza e con l’altra potrà cogliere i premi che Le offriranno i mercati mondiali. Inoltre avrà degli enormi vantaggi fiscali, e poi ancora i capitali investiti saranno impignorabili e insequestrabili secondo quanto stabilito dal Codice Civile! Sarà il veicolo di investimento perfetto per la successione del suo patrimonio verso i suoi cari!”

Espressioni meramente commerciali inerenti le polizze cosiddette Unit Linked, che ultimamente sono tornate di gran moda collocate con tanto calore da parte delle reti bancarie o assicurative. A queste affermazioni solitamente i sottoscrittori non fanno corrispondere un minimo di approfondimento in merito alla veridicità delle stesse. Salvo poi scoprire che la realtà può essere assai diversa.

Infatti si tratta comunque di strumenti solo formalmente assicurativi (ramo III) che nulla hanno da spartire con quelli a prevalente carattere previdenziale. Il motivo è che si tratta di veicoli di investimento tipicamente finanziario nei quali di fatto nulla è garantito in quanto il risultato è legato (linked) al valore (unit) delle quote di uno o più fondi comuni o altri veicoli.

Recentemente c’è stata una nuova pronuncia della Suprema Corte di Cassazione che, ha portato nuova materia per considerare con la massima attenzione questi contratti, così facilmente proposti alla vendita.

Anche i prodotti assicurativi (Ramo I) che invece garantiscono specificatamente almeno la restituzione del capitale versato più (una parte) dei rendimenti maturati di anno in anno (NB: MENO i costi pagati) grazie a una particolare tipologia di investimento (cd gestioni separate) potrebbero essere oggetto di futuri interventi di diversa regolamentazione. Questo perché stante la situazione di tassi di mercato da diverso tempo estremamente bassi e la necessità di contenere al massimo le possibili fondi di rischio per poter garantire la restituzione dei premi pagati, è diventato assai difficile per le compagnie assicurative ottenere un rendimento minimo sufficiente alla corresponsione di quanto contrattualmente concordato.

In attesa di chiarimenti su questo secondo fronte, consigliamo caldamente di porre la massima attenzione all’acquisto di polizze assicurative soprattutto se non appartenenti al ramo I.

Le sorprese potrebbero poi rivelarsi amare.

Fonti: Gooruf.com e Bluerating.com

 

 

La nuova transumanza è iniziata. Attente pecorelle!

Come guidare il risparmiatore verso prodotti sempre meno trasparenti e sempre più cari per recuperare commissioni e vincoli temporali.

C’era una volta, in un’epoca distante una manciata di decenni, una terra meravigliosa, baciata dalla Natura in tutte le sue infinite forme.

Il terreno era costituito da dolci pendii e irrorato da piccoli torrenti che scrosciando portavano l’acqua fresca che un tempo sempre clemente donava con abbondanza.

I prati erano ricchi di erba fresca e profumata e anche gli inverni, per quanto freddi, venivano superati agevolmente dagli animali che partecipavano al meraviglioso ciclo della vita in condizioni davvero uniche. Anche i predatori erano pochi e il prezzo che chiedevano a Madre Natura era tutto sommato più che accettabile.

Infine su quei territori vigilava quella che tutti chiamavano l’Autorità Locale e che controllava – almeno così si diceva – che tutti gli animali avessero identiche e giuste condizioni di vita. Anzi, tra gli animali più vecchi si vociferava che ci fosse addirittura una seconda Autorità (detta “Autorità Suprema”) con poteri ancora maggiori, che vigilava anche sulle valli vicine, fino addirittura al confine con il lontano mare del Nord.

In una parte di quel territorio viveva in condizioni idilliache un gruppo di meravigliose pecorelle. Godevano senza particolari sforzi di tutto quanto quella terra benedetta donava loro e soprattutto erano libere di fare ciò che più le aggradava e spostarsi senza limiti; forse l’impegno più gravoso era dedicato all’attenzione per i pochi lupi.

Un giorno arrivò un gruppo di pastori che fece una proposta al gregge: “Se ci darete una parte del vostro vello, noi vi proteggeremo per sempre dai lupi e voi rimarrete comunque libere nel vostro territorio”. Le pecorelle si riunirono e pensarono: “In fondo cosa sarà mai una piccola tosatura ogni tanto? Sicuramente non sarà dolorosa e in cambio saremo più sicure, protette dai nostri predatori.” E quindi accettarono la proposta.

Giunto il momento della prima tosatura, scoprirono che si dovevano incanalare tra due file di paletti, sempre più vicini, fino al punto in cui ogni singola pecora doveva affrontare il suo momento. Che brutta situazione, abituate alla libertà assoluta! I pastori le rassicurarono dicendo loro che, subito dopo aver pagato il loro pegno, sarebbero state nuovamente libere di correre nel loro territorio. Scoprirono purtroppo che la tosatura era un processo molto doloroso e che, al momento di tornare libere, si sarebbero ritrovate completamente “nude”, totalmente prive del vello che fino a quel momento le aveva protette negli inverni precedenti. Qualcuna si lamentò, ma alla fine prevalse l’idea che l’Autorità Locale (o erano due?) avesse permesso questo patto, perché lo riteneva non lesivo degli equilibri della natura.

Le pecorelle con il tempo si adattarono alla nuova situazione.

Qualche anno dopo, sentirono nella valle un rumore che trasmetteva un’idea di potenza mai vista prima. Poco dopo apparve all’orizzonte una lunga colonna di nuovi pastori che disponevano di macchine scintillanti e di dimensioni gigantesche.

Che fascino emanavano nelle povere pecorelle ormai rassegnate a passare gli inverni nel loro meraviglioso territorio, senza più copertura del loro mantello e costrette a subire regolari tosature! Tutto emanava una fortissima sensazione di efficienza, di ricchezza, di sicurezza e… di protezione.

Dal primo lussuoso veicolo scese il capo dei nuovi pastori, che vestiva un meraviglioso abito, sul quale faceva bella mostra un’appariscente mostrina con la scritta: “Pastore Autorizzato”. Immediatamente disse loro che addirittura l’”Autorità Suprema” (ma allora esisteva davvero!) aveva decretato che fino ai confini del mare del Nord le pecore dovessero godere di una maggiore protezione. Ma non solo. Aveva anche stabilito che il prezzo pagato ai precedenti pastori era stato troppo caro.

Incredibile!

Le povere pecorelle si guardarono stupite e più di una svenne dall’emozione! Qualcuna a dire il vero osservò che molti dei nuovi Pastori Autorizzati avevano lo stesso viso dei vecchi pastori, ma vennero subito messe a tacere a fronte della nuova incredibile situazione. Una delle più sagge e ormai abituate a trattare con i precedenti pastori chiese cosa avrebbero dovuto fare per ottenere tutto questo.

Il capo dei nuovi Pastori Autorizzati disse: “Quasi niente! Noi asseconderemo le indicazioni dell’”Autorità Suprema” e, per farlo, vi costruiremo un nuovo grandissimo riparo. Questo sarà costituito da casette costruite sopra altre casette e ovviamente per ogni casetta il prezzo da pagare sarà diverso, ma comunque equo. Tutte sarete protette non solo dai lupi, ma anche dai freddi inverni perché, proprio grazie alle casette costruite le une sulle altre, neanche più vedrete che tempo farà fuori e non vi accorgerete quasi del costo ragionevole che ci dovrete pagare! Non solo, con questa soluzione potrete anche avere enormi vantaggi fiscali e per la successione per i vostri agnelli!”

Le casette sulle casette, i vantaggi fiscali e nessun problema di successione pensarono le pecorelle?!? Meraviglioso!

Unica condizione è quella di accettare una piccola transumanza verso le nuove strutture, che sicuramente sarebbero state approntate in tempo per le nuove norme stabilite dall’”Autorità Suprema”.

La discussione tra i poveri animali questa volta fu molto accesa. Valeva davvero la pena di lasciare il loro meraviglioso territorio in cambio di maggiore protezione? E poi come sarebbe stata la vita dentro le casette sopra le casette? Inoltre il capo dei Pastori Autorizzati non aveva definito esattamente il prezzo da pagare. Alcune pecorelle non erano affatto convinte di abbandonare la loro libertà e il luogo da favola in cui erano nate e cresciute. Alla fine prevalse il pensiero che, se l’”Autorità Suprema” con tutto il suo potere di controllo e di protezione aveva deciso così, avrà avuto degli ottimi motivi; in più valeva sicuramente la pena di cambiare il più bello dei prati con la certezza di protezione e inverni senza vello, ma caldi. E poi invece che una sola pesante e dolorosa tosatura, sola una più piccola per ogni casetta! Diciamola tutta, anche il fascino del nuovo interlocutore era davvero fortissimo, voce calma, tono suadente e quello stile così rassicurante.

La decisione della maggioranza alla fine fu quella di accettare la proposta. Tutto quello splendore, quella potenza ed efficienza facevano davvero ben sperare per una vita migliore.

Immediatamente iniziò la costruzione del nuovo immenso rifugio promesso dal nuovo capo dei Pastori Autorizzati. Grande, meraviglioso, splendente di luci e colori! Osservando la costruzione, dall’esterno addirittura  si vedevano le casette sopra le altre casette. Erano talmente numerose le une sulle altre che il fabbricato divenne altissimo! Ci siamo! Finalmente, protette, con costi minori, con i vantaggi fiscali e al calduccio d’inverno!

Stranamente qualcuna ancora dubitava; le pecorelle erano ancora divise nei loro cuori e alcune di loro decisero di non seguire subito il gregge nella transumanza proposta. Altre invece decisero che non avrebbero mai accettato e quindi sarebbero rimaste comunque libere nei loro meravigliosi prati.

Lentamente a gruppi di diversi animali, quelle che avevano accolto la proposta, entrarono incuriosite nell’enorme fabbricato. Le altre rimasero a guardarle fino a quando i loro belati si affievolirono, per poi cessare del tutto alla chiusura delle grandi porte.

Nella valle rimasero pochi animali a vivere con tutto quanto Madre Natura aveva donato loro. Attaccate a volte dai lupi, ma libere e senza costi inutili da pagare a pastori di cui ormai non si fidavano più.

Nel grande rifugio invece calò il silenzio. Per sempre.

Meditate pecorelle, meditate.

La nuova transumanza è appena iniziata.

Fonte Citywire

 

 

 

 

Pianeti diversi. Assicurati, fai sport, dimostramelo e ti regalo l’Apple Watch.

L’Italia è – purtroppo – uno dei paesi con la minore abitudine a coprirsi dai normali rischi della vita con specifici prodotti assicurativi. Ciò accade probabilmente a causa di tre principali motivi:

A) L’abitudine storica a una forte ripartizione sociale dei costi di assistenza. Anche quelli derivanti da comportamenti personali perlomeno poco previdenti quando non addirittura errati. Tipicamente il pensiero di molti è “se fumo, mangio o bevo fino ad ammazzarmi sono affari miei”, mentre in realtà questi comportamenti hanno un peso economico pesantissimo per tutta la società, compresi peraltro gli stessi attori di questi errori anche se – purtroppo – non lo scontano direttamente.

B) Un modello sociale arcaico basato sulla famiglia intesa anche come ammortizzatore che assorbe al suo interno l’impatto degli imprevisti sulla vita dei suoi componenti. Un modello però basato su famiglie molto numerose nelle quali quasi tutti anche in giovane età producevano reddito e che ormai sta rapidamente scomparendo.

C) La mancanza quasi assoluta di cultura finanziaria e, con essa, l’altrettanta assoluta abitudine a coprirsi da rischi che possono essere devastanti al loro presentarsi in quanto normalmente non sono assolutamente percepiti.

La nostra è la patria delle polizze Unit e Index Linked (portafogli finanziari mascherati da contratti assicurativi) vendute a man bassa dalle reti di promotori finanziari, banche, assicuratori e Poste e allegramente acquistate dai sottoscrittori quasi sempre senza comprendere cosa realmente acquistano.

L’Italia è anche il paese nel quale, quando si tenta di spiegare i contratti puro rischio che coprono la sola morte o eventi gravi legati alla salute e proporne la sottoscrizione (per un consulente finanziario indipendente non la vendita!) in una seria attività di consulenza, generano nei clienti una serie di gesti scaramantici più meno mascherati  che farebbero invidia a un film di Totò. Eppure chiunque prima o poi si ammala e muore.

Se poi ci addentriamo nel campo delle coperture che riguardano l’autosufficienza in età più o meno avanzata (alzi la mano chi non ha un amico o parente nella cui famiglia sia necessaria una badante oppure alzi la mano chi la badante non la paga di tasca propria, ma grazie ad un’apposita copertura) ci si rende immediatamente conto che è più facile incontrare un marziano a passeggio nel centro cittadino piuttosto che riuscire a reperire sul mercato una ragionevole  e diversificata offerta di contratti di protezione “long term care”.

Ovviamente i produttori non li propongono perché non c’è richiesta, ma coloro che non li vogliono sono poi esattamente quelli che hanno un loro caro bloccato nel letto di casa.

Altrove la situazione è completamente diversa, assicurarsi è un necessità in quanto le coperture sociali sono inferiori, ma anche un fatto normalissimo ed essenziale nella vita di chiunque.

Accade allora che negli USA un assicuratore (John Hancock) proponga ai suoi clienti un orologio Apple Watch al costo di soli 25 USD in caso di sottoscrizione di un contratto assicurativo per l’evento morte. Unico imprescindibile vincolo: dimostrare (proprio grazie alle funzioni di monitoraggio di un’app dell’orologio stesso!) di svolgere una corretta attività fisica.

Chi ci guadagna? L’assicuratore, l’assicurato sia in termini economici sia di aumento oggettivo della speranza di vita, il servizio Paese stesso e una micro particella dell’economia americana (la Apple e tutti quanti faranno direttamente o indirettamente parte di questa filiera).

Quasi pianeti diversi.

Tanti, troppi Madoff ancora tra noi. Attenzione.

Ben 150 anni di carcere.

Questa è la durissima condanna inflitta a Bernard Madoff per la sua gigantesca truffa ordita circa dieci anni fa.

Due sono i punti che ancora oggi ci stupiscono al pensiero di quanto riuscì a fare:

  • Il livello di preparazione tecnica altissimo di cui disponevano alcune sue vittime illustri (Premi Nobel, banche, università, fondi pensione ecc.)
  • La dimensione colossale delle cifre in gioco: 65 miliardi di dollari

Madoff utilizzò uno schema di raggiro nella sostanza incredibilmente semplice inventato (guarda caso…) da un Italiano nel secolo scorso (qui potrete trovare un’ottima spiegazione: Borsa Italiana – Il caso Madoff).

Questo tipo di truffa continua a essere messo in atto (e purtroppo a funzionare perfettamente) perché va a colpire due aspetti tipici della natura umana: l’avidità e l’ingordigia. È uno schema che come una sorta di Araba Fenice, rinasce continuamente dalla proprie ceneri.

Invitiamo i nostri lettori non solo a informarsi in merito, ma a porre la massima attenzione perché potenzialmente nessuno è escluso (visto le vittime qualificate che comunque ha mietuto).

Fonte: Borsa Italiana, Il Sole 24 Ore e Citywire

 

 

L’importanza della (auto) formazione finanziaria

La propria formazione economico-finanziaria è imprescindibile come la cura della propria salute, ma può comportare – in particolare nella prima fase – un livello di paura crescente con l’aumentare delle proprie conoscenze. Ciò è normale e non deve spaventare perché è parte stessa del processo di apprendimento e quindi, successivamente, del miglioramento del proprio livello di preparazione e di conseguente auto difesa da molte tipologie di rischi.

È meglio camminare su di un sentiero pericoloso in una giornata tersa sapendo dove portare i propri passi che in una giornata nebbiosa senza vedere il dirupo e quindi il pericolo.

In questa intervista il bravissimo giornalista de Il Sole 24 Ore Marco Lo Conte, discute di questi argomenti con Annamaria Lusardi, Presidente del Comitato per l’educazione finanziaria.

Fonte Il Sole 24 Ore