Inflazione. Un parere molto interessante.

Dopo anni nei quali nessuno – apparentemente – si preoccupava dell’inflazione nel mondo (almeno non emergente), adesso ne parlano tutti.

Anche forse a sproposito.

Meglio quindi selezionare l’informazione di qualità.

 

Per questo post ho pensato semplicemente di condividere il pensiero del bravissimo Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos pubblicato su Milano Finanza. Come sempre preparato e, a mio avviso, estremamente interessante e utile da leggere come spunto di meditazione.

 

Non credo servano in questo caso altri commenti se non l’augurio di una buona lettura.

 

 

 

Un mondo che cambia. Spazi diversi per investire. C’era una volta e ora non c’è più.

Il mondo sta cambiando a una velocità della quale non sempre percepiamo l’intensità. Sarà ancora possibile investire con le logiche utilizzate fino ad ora?

Sotto i nostri occhi, ma non sempre pienamente recepiti, stanno avvenendo cambiamenti che interessano molti aspetti: politici, storici, di comunicazione, di relazione, economici, sociali, della quantità e disponibilità di ricchezza procapite, tecnologici solo per fare alcuni esempi. Sono cambiamenti epocali rispetto a un passato recentissimo dai quali quasi certamente non si potrà – sotto alcuni aspetti fortunatamente – tornare indietro e che stanno già impattando pesantemente nella nostra vita quotidiana.

Di conseguenza dovranno necessariamente cambiare anche gli approcci all’investimento dei propri risparmi. Dovrà soprattutto aumentare il proprio livello di consapevolezza, fondamentale insieme alla preparazione finanziaria elementare, per vivere questo processo in modo cosciente e non passivo. Bisognerà approfondire e fare propri i concetti di orizzonte temporale, profilo di rischio personale, programmazione. Occorrerà in particolare comprendere, imparare e adattarsi perché se è vero che certe opportunità sono finite per sempre, è altrettanto vero che altre – nuove, diverse, interessanti – si stanno aprendo.

Proverò ora a fornire qualche semplice esempio per evidenziare alcuni di questi cambiamenti.

Rendimenti obbligazionari (Titoli di Stato in particolare)

Chi come me è “diversamente giovane” ricorda sicuramente come fosse appagante e facile investire in Titoli di Stato intorno agli anni ’80 nel nostro Paese. Bastava acquistare un semplicissimo BOT e dopo un anno si incassava un utile anche superiore al 10% alla scadenza; era sufficiente a quel punto rinnovarli. E la giostra girava per tutti.

Semplice, immediato, pochi fastidi, indolore.

Pochi però si rendevano conto che in termini reali a causa dell’inflazione, il vero guadagno quasi si azzerava oppure che sui BTP si potevano perdere soldi in conto capitale o ancora che si stava creando un mostro che peserà sulle teste di molte future generazioni di Italiani.

Soprattutto veniva appagata la grande soddisfazione di un (apparente) lauto guadagno e – peggio ancora – si generava la certezza di un flusso continuo di cedole sicure.

A questo è seguita nel tempo la creazione di fondi a distribuzione di proventi o a cedola che dir si voglia, sottoscritti con particolare energia dai risparmiatori italiani sempre più vittime del progressivo calo dei rendimenti cedolari fino al punto di alcuni prodotti che per distribuire “cedole” disinvestivano quote di patrimonio. I costi di questi prodotti hanno poi dato il colpo di grazia abbattendo i magri rendimenti.

I figli del tempo delle cedole, laute e sicure, sono diventati per sempre orfani.

I contratti assicurativi prevalentemente a carattere previdenziale (Ramo I)

Quando ho intrapreso il mio percorso professionale nel mondo della consulenza, sono stato “caldamente” invitato a operare come agente assicurativo in attesa del superamento dell’Esame di Stato per poter accedere all’Albo dei Promotori Finanziari. Allora la maggior parte dei contratti erano a carattere previdenziale e a fronte di determinate peculiarità anche normative, garantivano a scadenza un capitale o una rendita. Siccome gli eventi legati alla vita di un essere umano sono due (l’essere in vita o la morte) venivano proposte coperture accessorie che tutelavano anche nel caso di premorienza dell’assicurato (sottraendo ovviamente il costo di questa copertura dal capitale realmente investito per non far percepire l’ulteriore costo sostenuto).

Al di là di limitate opzioni sul caso morte (veniva riconosciuto un extra rimborso in casi di morte quasi al limite della fantascienza), si trattava di prodotti sostanzialmente semplici con alcuni vantaggi che per quei contratti e con il senno del poi, sarebbero diventati spropositati. Innanzitutto veniva riconosciuto un tasso minimo garantito che oggi non sarebbe possibile immaginare neanche nel più bello dei sogni: il 4%. Poi il rendimento veniva consolidato su base annua. Ultimo ma non ultimo durante il periodo di conferimento dei premi veniva riconosciuto l’80% del risultato di gestione e, se dopo la scadenza non si chiedeva il riscatto, si arrivava anche al 90% (pur sempre al netto di costi importanti).

E oggi? Oggi le cose sono un po’ cambiate, ad esempio il tasso tecnico si aggira intorno all’1% e il consolidamento in molti casi avviene su base decennale. Vi invito a giocare con la calcolatrice per vedere la differenza. Da un punto di vista commerciale poi, oggi ci sono sostanzialmente due possibilità: A) Se disponete di patrimoni a nove zeri qualche contratto interessante della “vecchia” tipologia previdenziale, potrebbe venirvi proposto ma con la “piccola” condizione che investiate pesantemente – anche –  in altre tipologie di prodotti di casa, B) Se invece non disponete di patrimoni a nove zeri verrete condotti in gregge (vedi questo post) verso i cosiddetti prodotti misti, che oggi sono venduti a mani basse.

Ma di cosa si tratta? Sostanzialmente sono costituiti da: 1) uno specchietto per le allodole dato da una componente di prodotti Ramo I (quelle di cui ho scritto sopra) per vendere la “sicurezza” e 2) da una matrioska dentro la quale vi ritroverete fondi che non conoscerete, che non avete scelto, che non potrete sostituire, che non vi daranno alcuna garanzia, che probabilmente a causa di costi e inefficienze non riusciranno a restituirvi neanche l’andamento degli indici di mercato, il tutto incollato a una carta moschicida a base di costi.

Avevo già trattato questo tema in questo post che potrete leggere per approfondire.

Voi umani dovete ancora vedere cose che non potete neanche immaginare. I Quatitive Easing e alcune loro conseguenze.

Parafrasando la famosa frase del film Blade Runner, è come se il mondo da qualche anno avesse varcato una di quelle porte spazio / tempo che compaiono in alcune pellicole di fantascienza per entrare in una dimensione completamente sconosciuta e senza alcuna certezza di poter tornare indietro. Semplificando molto, dopo la crisi del 2008 il sistema per evitare di collassare, ha iniziato a pompare nell’economia mondiale immense quantità di liquidità e ancora continuerà a farlo, anzi l’attuale crisi del Coronavirus ha di molto incrementato e accelerato questo procedimento. La logica iniziale era che semplicemente non si poteva fare diversamente per salvare il mondo e peraltro non c’erano esperienze analoghe precedenti. Ma come tutti i viaggi intergalattici nessuno poteva conoscere cosa si sarebbe scoperto e quali rischi si sarebbero corsi.

Questa grandissima massa di denaro praticamente a costo zero è arrivata solo parzialmente a sostegno delle imprese o famiglie alle quali era destinata. Una parte importante è “andata” a caccia di rendimento. Prima sul mercato obbligazionario facendo crescere per la legge della domanda e dell’offerta i corsi e abbattendo quindi i rendimenti, creando inoltre una distorsione supportando titoli di aziende ormai tecnicamente fallite che altrimenti sarebbero state spazzate dal mercato. Poi seguendo la logica di Tina (vedi questo articolo) si è orientata sull’azionario comprando – quasi – di tutto semplicemente perché non c’è alternativa.

Non solo.

Questa situazione si autoalimenta perché i prezzi dei titoli di stato di alcuni Paesi non possono crollare e allora vengono sostenuti da continui acquisti delle principali Banche Centrali, con la conseguenza che il premio al rischio apparente e quindi la differenza di rendimento tra due titoli equivalenti si è ridotta in modo anomalo e riflette ormai solo in parte quello che sarebbe il vero premio al rischio tra due emittenti con economie diversamente solide.

Tutto questo dovrebbe finire, ma immaginare come e quando è fantascienza nella fantascienza, almeno nelle attuali condizioni dell’economia mondiale anche perché la sola ipotesi di rallentamento di questa condizione creerà una serie di onde abbastanza alte sulle quali ci troveremo a navigare possibilmente indossando per tempo gli opportuni salvagenti. Al momento comunque si tratta di una ragionevole possibilità che – dovrebbe – essere ancora abbastanza lontana nel tempo; prima bisogna salvare il mondo.

Infine potrebbe manifestarsi il problema dell’inflazione (vedi post) che in queste condizioni potrebbe creare stagflazione (vedi Treccani).

Quindi viviamo in un mondo che è cambiato per un tempo che sicuramente non sarà breve.

I cambiamenti nei modelli della distribuzione o del commercio.

Pochi decenni fa, molti lo ricordano, quando esistevano i videoregistratori a nastro, si diffuse in tutto il mondo una catena americana di noleggio di film su videocassetta chiamata Blockbuster composta da migliaia di negozi. Molti tra di noi hanno fatto le code per noleggiare e restituire (sovente i ritardo!) quei film. Sembrava una rivoluzione nel modo di consumare il prodotto cinematografico e invece è scomparsa in breve da tutto il mondo. Analogamente è accaduto per molti altri settori come per esempio i nuovi modelli di vendita al dettaglio che sono progressivamente scomparsi schiacciati dall’e-commerce, ma poi da questo riesumati e in parte rinvigoriti in un ciclo continuo di cambiamento.

Conclusioni

Diventa quindi evidente che l’approccio ai propri investimenti dovrà essere rivisto, non solo dal mondo professionale, ma anche dagli investitori finali, dai risparmiatori.

Oggi ad esempio è molto difficile ottenere un ragionevole flusso cedolare, o meglio di rendita, sui singoli titoli a meno di alzare sensibilmente l’asticella del rischio e questo è diventato un grosso problema per le compagnie assicurative. Occorrerà che i risparmiatori imparino che questo flusso dovrà essere generato (come peraltro è sempre stato anche se magari non percepito) non solo dalle cedole stesse, ma anche dalle differenze di corso tra acquisto e vendita.

Oggi il più importante indice azionario mondiale lo S&P500 che dovrebbe riflettere in modo ragionevolmente preciso l’andamento della principale economia al mondo, è pesato per oltre il 30% da una manciata di aziende di dimensioni gigantesche e quindi fornisce un dato che sostanzialmente va conosciuto e interpretato per il “nuovo” valore che assume. Un’altro paradigma che andrà valutato diversamente.

Se quindi alcuni aspetti andranno ponderati con la massima attenzione e con occhi diversi dal passato è tuttavia altrettanto vero che si stanno presentando sempre nuove e interessanti possibilità che, fino a pochi anni fa, erano utopistiche o semplicemente irrealizzabili e che ragionevolmente avranno importanti spazi di sviluppo e per lungo tempo.

Energie pulite, ciclo delle batterie, trattamento dell’acqua, tecnologie medicali avanzate, gli infiniti campi di applicazione dell’intelligenza artificiale, soluzione ai crescenti problemi demografici, la logistica specializzata rispetto al mondo dell’e-commerce, le attività legate ai cambiamenti climatici, l’inesorabile uscita dalle fonti di energia fossili sono alcuni esempi. L’importante sarà sempre cercare di ridurre al massimo le correlazioni tra le diverse classi di attivi, non rincorrere i trend sull’onda emotiva e non focalizzare l’attenzione sugli obiettivi di breve termine, ma di accettare che le singole attività o mercati sottostanti abbiano il tempo di sviluppare le loro potenzialità e infine di adattarsi con attenzione alle nuove opportunità che i cambiamenti del mondo si presenteranno.

Ultimo ma non ultimo: e se il gigantesco debito accumulato nel mondo venisse resettato? Un’altro possibile cambiamento epocale potrebbe apparire in questo strano viaggio che ha intrapreso il mondo. Per ora solo una ipotesi, ma… mai dire mai. Trovate uno spunto nell’ultimo bottone di approfondimento,

 

 

 

 

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

 

 

Il Coronavirus colpisce pesantemente. Anche in Svizzera.

La recente pandemia sta colpendo in modo quasi “democratico” tutto il mondo e i suoi effetti hanno conseguenze pesanti su qualsiasi economia. Dai paesi emergenti, agli Stati Uniti, dal più solido governo a quello più instabile i danni sono equamente ripartiti anche se ovviamente con intensità diversa.

Tuttavia, colpisce che, come riporta un interessante articolo di Lino Terlizzi corrispondente de Il Sole 24 Ore pubblicato ieri, anche la Banca Centrale Svizzera abbia subito una perdita importante nel primo trimestre di quest’anno.

Certamente la perdita deve essere valutata in relazione al fatto che questa Istituzione ha una solidità eccezionale. Assimilabile solamente alla sua capacità di generare grandi profitti che peraltro può poi in parte condividere tra i Cantoni (suoi principali azionisti), gli azionisti privati o essere infine messi a riserva.

Comunque, 36,4 miliardi di euro di perdita trimestrale non sono pochi e credo interessante condividere i due principali motivi di questa flessione e che vengono ben spiegati nell’articolo:

  1. La svalutazione dei titoli a portafoglio. In questi mesi praticamente qualsiasi classe di attivi ha subito pesanti svalutazioni dovute all’inversione del ciclo di crescita di tutti i Paesi al mondo, alle condizioni di panico, alle molte posizioni al rialzo che erano aperte fino a febbraio e che si sono dovute chiudere con la massima rapidità amplificando di molto la volatilità.
  2. Le migliori caratteristiche della Svizzera: la stabilità e la forza della sua politica e della sua economia. Quando il panico inizia a colpire sui mercati, ingenti masse di liquidità si spostano sul franco svizzero con la sua conseguente rivalutazione. Questo ovviamente crea al Paese pesanti problemi riducendo drasticamente i margini e la competitività delle sue industrie.

Di conseguenza gli attivi a portafoglio della Banca Centrale Svizzera si sono svalutati pesantemente, mentre l’Istituto è dovuto intervenire con decisone comprando valute per cercare di contenere la crescita del franco svizzero. E il costo della somma di questi due aspetti è divenuto pesante.

Due quindi le conclusioni finali che mi sembrano interessanti.

  • Davanti al rischio di mercato (quando cioè quasi tutte le classi di attivi flettono in sintonia) neanche il più abile e accorto degli investitori è esente da momentanee perdite di valore che possono anche divenire importanti.
  • Per quanto potenti e stabili siano la politica e l’economia di uno Stato, il singolo paese può trovarsi a pagare un prezzo troppo elevato per difendere il cambio e di conseguenza l’economia stessa. E per la Svizzera questa è la seconda volta dopo l’episodio del 2015.

Solo la condivisione responsabile, in senso organico e organizzato di impegni doveri e regole, può creare le sinergie sufficienti per arginare i momenti più difficili.

Almeno in regime di democrazia.

 

Foto di pixabay.com

Non solo Pil, Spread, Bund o Vix.

In questo tempo ridondante di analisi, numeri, previsioni che dalle Istituzioni vengono prodotte a getto continuo e interpretate dai politici come se fossero una tragedia greca, vorrei lanciare una piccola provocazione ai miei lettori.

Chi per lavoro deve occuparsi della gestione degli attivi di propri assistiti, deve quotidianamente utilizzare e analizzare diversi indici o parametri tecnici di riferimento. É ovvio e banale che fonti e dati debbano essere di assoluta serietà e affidabilità. Meno ovvio e banale che, ogni tanto, possa essere utile lasciarsi incuriosire da situazioni meno accademiche e porsi qualche domanda in merito.

Alcuni tra gli indicatori più tecnici sono ormai acquisti nel linguaggio comune e, almeno in parte, compresi anche dal grande pubblico. Termini come Pil, Bund, Spread, Bond fino al più tecnico Vix sono ormai oggetto di discussioni in tutte le possibili sedi; a volte in modo corretto e a volte oggetto di squallidi copia e incolla dalle tragiche conseguenze in termini di trasmissione di notizie e pareri penosamente sbagliati. Ma, almeno, si inizia a parlarne.

Questi indici servono sostanzialmente come supporto per elaborare, esclusivamente su dati storici e quindi non necessariamente ripetibili, previsioni su aspetti diversi e fondamentali legati all’economia.

Forse però non molti sanno che non tutto il lavoro viene svolto su indici molto tecnici o molto conosciuti, ma che le fonti di informazioni possono essere a volte diverse e apparentemente curiose.

Quanti sono al corrente ad esempio che esiste l’indice… dell’Hamburger Big Mac? Potrete trovare notizie qui e qui. Indice sicuramente poco conosciuto ma con una indubbia rilevanza tecnica.

Esiste infine, un’ultima possibilità di informazione per cercare di immaginare come “potrebbe girare il vento” che non si avvale di scienza e matematica, ma dell’osservazione di altri dati che afferiscono sicuramente più alla curiosità che alla tecnica. Nulla di scientifico. Solo qualche piccolo ragionamento e qualche semplice domanda nella marea di notizie che ogni giorno ci assale. Le risposte ammesso che ci siano, possono essere meno importanti del motivo che ci ha sollecitato la domanda stessa.

Ad esempio in questi giorni si sta discutendo con gran fervore sui tempi e modi del ritorno alla normalità dopo questa fase in cui la maggior parte degli abitanti della terra sono confinati in casa a causa del Coronavirus. Il tratto comune è soprattutto che il distanziamento sociale rimarrà forte nell’intensità e a lungo nel tempo con evidente danno per l’economia mondiale. Proprio di ieri la notizia che le discoteche in Italia non riapriranno prima di marzo 2021. Cioè, poco meno di un anno da questi giorni.

Oggi invece ricevo un’email da quella che credo sia la più grande azienda in Italia di vendita di biglietti on line per concerti, spettacoli teatrali o musei la cui lettura mi ha fatto trasalire. Basta infatti leggere le date, la possibile dimensione dei locali che ospiteranno i prossimi eventi e il fatto che si parli di tour mondiali per chiedersi come sia possibile. Sembrerebbe che in apparenza, organizzatori e artisti siano un gruppo di folli scommettitori su eventi che sembrerebbero semplicemente irrealizzabili. Distanziamento sociale al Forum di Assago? Concerti a partire dal 9 settembre 2020?

Non il Pil, non lo Spread, non il Bund e neanche il Big Mac Menu Index, ma sicuramente qualcosa su cui porsi qualche domanda. E da monitorare con curiosità nella sua, affatto scientifica, evoluzione la sera prima di andare a dormire.

Foto di pixabay.com

L’armata Brancaleone va in battaglia. Finalmente.

In questi giorni abbiamo lo stupore di osservare:

  • Il triste spettacolo di politici che si presentano in televisione o in parlamento con o senza mascherina di protezione (indossando ovviamente quelle più inefficaci in assoluto giusto per dare il buon esempio).
  • Scuole aperte, scuole chiuse.
  • Zone rosse, gialle, zone di colori assortiti.
  • Un ragazzino che non è mai stato malato di coronavirus ma che è solo stato bloccato dalle autorità cinesi del quale ci parlano a tutti i “tiggi” come se fosse un eroe nazionale intervistando i genitori più volte.
  • Voli aperti o chiusi.
  • Regioni, Comuni, Governo centrale che non solo decidono autonomamente, ma addirittura in contrasto tra di loro.
  • Regole rigidissime e chiusura totale al mondo di alcune aree del paese come in Cina, o tutto demandato alla responsabilità personale con nel Regno Unito.
  • Manifestazioni limitate (!) con un massimo di 5.000 (!) persone (Francia) , totalmente aperte, annullate del tutto.
  • Invio di kit di analisi sbagliato (!) o mancanza totale dei kit per il corona virus (!!) come negli USA.
  • Italiani untori del mondo intero o forse no.
  • Divieto agli italiani di entrare in un paese.
  • Divieto agli italiani di uscire da un paese.
  • Una nave da crociera relegata e sigillata in un porto, non del Centro Africa, ma del Giappone, che – ovviamente – diventa una bomba batteriologica senza che si faccia nulla per moltissimi giorni.
  • Ecc. ecc.

Ecco il triste spettacolo di come il mondo intero sta gestendo il problema della sola diffusione del virus. Una vera Armata Brancaleone che invece di affrontare il problema in modo organico (e le istituzioni qualificate a farlo non mancherebbero), si affanna in un incredibile ventaglio di soluzioni nelle quali confusione, impreparazione, fantasia questa volta non solo italica, sembrerebbero l’unico tratto comune.

E il mondo politico / istituzionale mondiale dopo i primi “interventi” sicuramente più demagogici che risolutivi, quando si parla di danno o sostegno all’economia, brancola nel buio più assoluto. Una vera carta moschicida.

E se c’è un aspetto che proprio non piace ai mercati, è proprio l’incertezza.

E quindi da diversi giorni ormai non fanno altro che vendere, anche sui timori e sui dubbi in merito alla durata della fase di emergenza e alle relative conseguenze sull’economia mondiale.

Vorrei quindi, almeno per quanto concerne questo aspetto, condividere altri ragionamenti che potrebbero fornire basi di ragionevolezza all’analisi di questo momento.

Tutti gli indici sono stati probabilmente iper-venduti sulla paura di dati che ancora non sono disponibili. Non è quindi attualmente possibile valutare se i prezzi siano coerenti alla realtà della situazione.

I mercati vengono da un anno di crescita molto importante, potrebbe essere che investitori qualificati con la scusa della paura vogliano solo monetizzare i recenti guadagni facendo scendere i mercati per poi rientrare.

Ci sono molti operatori che guadagnano pesantemente con i mercati al ribasso (e magari con posizioni a leva) e quindi hanno tutto l’interesse ad amplificare e quindi sfruttare gli effetti negativi delle operazioni di vendita.

Per un venditore c’è inevitabilmente un compratore e, in questi momenti, il secondo sa – probabilmente meglio del primo – ciò che sta facendo.

Sui mercati mondiali operano ormai per oltre il 70% sistemi completamente automatici di compravendita. Questi si basano sostanzialmente sull’analisi degli stessi elementi ai quali poi danno pesi, interpolazioni e quindi interpretazioni diversi. Essendo però gli dati sostanzialmente simili quando non identici, un segnale negativo rimane tale per tutti i sistemi, quindi la “visione” di tutti i trading system si orienta in una direzione simile. Ampliando le vendite.

Questo sarà un anno importantissimo per l’Amministrazione USA, che dovrà “in qualsiasi modo” sostenere l’economia americana anche e soprattutto visto che ormai dati alla mano la politica dei dazi è stata pesantemente negativa.

La Cina è uno dei principali produttori di PIL al mondo e né la Cina, né il resto del mondo possono permettersi un suo eccessivo rallentamento. E, ovviamente, viceversa.

Le Istituzioni sembrano in fase di valutazione non tanto della situazione attuale che è ora di fatto impossibile da determinare in modo sufficientemente preciso, quanto delle reali conseguenze che ne deriveranno e molto dipenderà dalla durata e dall’intensità del contagio. Appare impossibile immaginare che non metteranno in atto manovre di sostegno pesanti a sostegno della crescita mondiale. Inoltre, queste Istituzioni hanno un grande “vantaggio” nei momenti delle scelte difficili: essendo di fatto sostanzialmente indipendenti dal potere politico e gestite da tecnici preparati, possono prendere decisioni impopolari sulle quali poi i politici potranno scaricare la loro demagogia elettorale. Peraltro, anche la politica sarà sicuramente costretta a un secondo livello di intervento, non tecnico ma sostanzialmente orientato a politiche fiscali e / o sociali e in quella fase verranno giocate le carte più importanti.

Quindi rimango convinto che la scelta corretta sia quella già ribadita di non operare scelte emotive, di osservare quella che sarà l’evoluzione reale di questa situazione e infine che la politica dei piccoli acquisti su di un orizzonte temporale non breve, potrà portare un importante contributo positivo.

Houston abbiamo un problema. Un grosso problema.

Gli hanno detto di tutto. Lo hanno denigrato, hanno avuto per lui consigli (!) di ogni tipo e lo hanno apertamente osteggiato, più volte lo hanno adulato tentando di soddisfare un interesse di parte.

Però, adesso che sta per finire il suo mandato, burocrati e governanti cominciano – seriamente –  a preoccuparsi.

Mario Draghi è stato presidente della Banca Centrale Europea in uno dei peggiori momenti della storia comune e recente dei governi, ma soprattutto delle economie, di questo continente.

Ha avuto la preparazione, il coraggio e la correttezza di fare scelte difficilissime, quasi sempre osteggiate da questo o da quel governo. Ha dovuto lavorare non con una comunità ricca di regole sostanzialmente omogenee e condivise come negli USA, ma con un “accrocchio” di governanti (e governicchi) che sostanzialmente non hanno saputo far altro che tirare una coperta perennemente troppo corta.

Ha avuto infine la capacità di fare accettare ai politici e ai relativi governi – che sostanzialmente sono sponsor con diversa capacità contributiva – manovre che (apparentemente) favorivano solo i contributori minori al bilancio europeo.

Un Santo? Infallibile? Ovviamente no. Avrebbe potuto fare meglio? Forse. Ma, a parte il fatto che tutti sanno che fine faccia il senno del poi,  siamo convinti che molti altri senza altrettanta “schiena dritta” avrebbero al suo posto creato danni enormi.

Un aspetto che ci ha profondamente colpiti del suo mandato è che ai fatti e alle relative assunzioni di pesanti responsabilità, sono seguite poche parole, mentre sempre più assistiamo al triste e preoccupante spettacolo delle troppe parole quasi sempre non seguite da fatti (risolutivi).

Ora che il suo mandato si sta rapidamente avviando alla fine, molti cominciano a preoccuparsi seriamente di trovare un sostituto, altrettanto preparato, fermo verso le pressioni dei governi locali, in un momento per l’Europa difficilissimo.

Il problema crediamo che non sia il risultato delle prossime elezioni, ma il fatto che inesorabilmente si avvicina il momento di una impegnativa ristrutturazione dell’Unione Europea, dove per il bene di tutti, i singoli stati dovranno cedere – non a parole, ma nei fatti – potere locale per creare una vera e forte struttura centrale.

Mario Draghi ha dovuto affrontare una crisi pesantissima con strumenti e modi mai utilizzati prima. Il suo successore dovrà avere la capacità e la forza di timonare tenendo la barra al centro nella più importante e complessa evoluzione dell’Europa.

Ne vedremo delle belle.

I conti deposito sono nuovamente interessanti? “Ni”

I conti deposito sono una tipologia di remunerazione di liquidità per i risparmiatori e una forma di approvvigionamento per la banca. Uno strumento di semplice uso e che produce un forte appagamento emotivo perché viene percepito come i “vecchi” BOT, semplice, sicuro e senza… patemi d’animo.

La loro redditività (per il cliente) o il costo (per la banca) variano in funzione: A) della facile reperibilità della liquidità B) del costo che l’intermediario deve sostenere.

Quindi se in determinate condizioni di mercato, è difficile approvvigionarsi oppure i tassi sono elevati, la banca per collocare questi conti dovrà proporre al cliente rendimenti più interessanti e di conseguenza sostenere costi più elevati. Ovviamente può valere il contrario in funzione delle condizioni di mercato di un certo periodo.

Un aspetto fondamentale da tenere in considerazione per i clienti è la solvibilità della banca in quanto – superati i 100.000 € di deposito – l’importo superiore entra nei limiti non protetti del famoso bail-in. Su questo tema abbiamo già scritto e accenniamo solo che in caso di importanti difficoltà per un istituto di credito, prima di arrivare a perdere la liquidità sul proprio conto corrente il percorso normativo è lungo e con diversi spunti per tutelare i risparmiatori.

Antecedentemente all’avvio del quantitative easing abbiamo utilizzato questi strumenti per diversi anni in quanto offrivano buoni rendimenti reali con un rischio ragionevole; poi nel momento in cui le banche hanno avuto liquidità illimitata a costo quasi pari a zero, hanno perso qualsiasi tipo di interesse.

Ora, come peraltro avevamo peraltro anticipato in questo articolo, la situazione sta iniziando a cambiare in funzione del fatto che la liquidità comincia ad essere drenata sul mercato e quindi le banche devono considerare di finanziarsi utilizzando (anche) i conti deposito.

È ora di riprendere ad utilizzarli? Si e no. Si se la necessità ha caratteristiche di “urgenza”, e no perché siamo solo all’inizio di questa fase. Il rischio – soprattutto su vincoli più lunghi e quindi potenzialmente più interessanti per gli investitori – è di sottoscrive un conto deposito e dopo pochi mesi reperirne sul mercato un’altro a condizioni ancora più interessanti, ma essendo ormai vincolati.

La pazienza, anche in questo caso, è una virtù che può pagare.

 

Prepariamo gli ombrelli

Se è vero che dopo la poggia torna sempre il sereno, è anche vero il contrario.

Si stanno moltiplicando i segnali negativi dall’economia mondiale che, sia singolarmente sia concomitanti, potrebbero portare a un deciso aumento della volatilità con conseguenti discese dei valori obbligazionari e azionari. Al momento nessuno di questi segnali ha portato conseguenze dirette, ma come pesanti nuvole scure si stanno accumulando all’orizzonte. Occorre quindi attrezzarsi nel limite del possibile per questa possibile variazione del quadro economico mondiale.

Proviamo ad analizzare brevemente alcuni di questi segnali.

  • Posizione delle principali Banche Centrali (Fed e Bce)

La Fed, forte di una ripresa assai robusta ormai iniziata nove anni fa e di una quasi piena occupazione, dopo aver concluso il proprio Quantitative Easing ha iniziato da tempo, e ancora proseguirà nel corso del prossimo futuro, il programma di graduale aumento dei tassi. Le motivazioni sono diverse, ma in particolare: A) iniziare ad accumulare “munizioni” per la prossima possibile fase di rallentamento, B) il controllo dell’inflazione che potrebbe crescere in modo incontrollato stante le condizioni dell’economia.

La Bce si trova in una situazione quasi opposta e quindi assai più delicata. Innanzitutto, il ciclo di ripresa è partico circa cinque anni dopo e, fino ad ora, si è dimostrato assai più lento di quello USA. L’economia UE cresce “a macchia di leopardo” con Paesi come l’Italia in cui quasi langue rendendo il nostro paese molto più vulnerabile e rallentando (anche sotto questo aspetto) il contenimento del debito pubblico. I paesi più forti come la Germania non investono a sufficienza creando squilibri. L’inflazione – al momento – non sembra essere preoccupante. La debolezza e la mancanza di coesione sono quindi evidenti. L’area europea dovrebbe anzi, secondo alcuni osservatori, continuare ad essere supportata dalla propria Banca Centrale. Questa tuttavia dovrebbe iniziare il periodo di rialzo dei tassi, ma le condizioni per i motivi spiegati sopra, non sembrano essere ancora mature. Nel caso di una ipotetica crisi, la Bce avrebbe comunque meno energie da spendere. Infine, la potente Germania potrebbe rinunciare alla poltrona di banchiere centrale che le spetterebbe “di diritto” in cambio della presidenza UE, anche questa è una possibile opzione con le relative conseguenze.

  • Fine del Quantitative Easing Europeo – Italia possibile anello debole

Ovviamente prima o poi anche il Quantitative Easing europeo finirà e di conseguenza inizierà la fase di normalizzazione con la progressiva ripresa del costo del denaro. Entrambe le fasi non saranno certamente indolori sia perché ragionevolmente si tornerà a prezzare correttamente il rischio dei singoli paesi dell’unione, sia perché molti corsi obbligazionari attualmente troppo elevati dovranno scendere e le conseguenze saranno visibili anche sul reddito variabile. A patire ovviamente saranno i paesi meno virtuosi (e quindi anche e soprattutto l’Italia causa il suo enorme debito). Il nostro paese in questo momento è osservato speciale perché potrebbe diventare il detonatore di una crisi grave dell’Europa. Debito pubblico pesantissimo e governi manifestamente incapaci di governare uniti a plateali dichiarazioni su temi che poi si dimostrano evidentemente irrealizzabili rispetto a quanto proposto in campagna elettorale, hanno “solo” per il momento iniziato a far crescere sensibilmente lo spread, ma la tensione è massima. Tutto il mondo finanziario – ma anche politico – sta osservando con comprensibile preoccupazione quanto alla fine in realtà l’attuale governo vorrà realizzare. Qualora certi equilibri fossero superati, le conseguenze sarebbero pesantissime. Quando, con quale velocità, con quale intensità e con quali tempi verranno messe in atto le scelte della BCE, al momento sarebbe azzardato dirlo. A oggi risulta difficile immaginare alternative e quindi si rende necessario essere accettabilmente preparati per affrontare le possibili criticità.

  • Mercati

Le obbligazioni (di qualsiasi tipologia) causa l’immensa liquidità fornita dalle banche centrali a costo pari quasi a zero, hanno raggiunto prezzi molto elevati e quindi rendimenti bassissimi. Anche il rating ormai non dà quasi premio e quindi bisogna agire con la massima circospezione. Non sono neanche escluse importanti movimenti da parte di alcuni paesi (Giappone e Cina) che potrebbero non aver più interesse a detenere titoli USA o EU nell’attuale misura e quindi potrebbero liquidare posizioni importanti. È una delle tante ipotesi, ma non irrealistica.

Le azioni (decisamente cresciute negli Stati Uniti e meno in Europa) potrebbero subire ovvie conseguenze se il ciclo economico rallentasse sensibilmente o si verificasse parte di quanto prospettato ai punti precedenti.

  • Considerazioni finali e strategia adottata

Al momento è davvero difficile immaginare oltre a un orizzonte di breve periodo la prosecuzione della ormai lunga fase di crescita. Le alternative potrebbero essere una sorta di stabilità e poi un deciso aumento della volatilità. Con queste considerazioni e non dimenticando che i nostri clienti non sono dei traders, ci pare difficile fornire una sufficiente protezione ai portafogli con la sola diversificazione degli attivi. È stata decisa quindi una diversa strategia.

Sono state in parte o totalmente dismesse molte posizioni in modo da creare un importante serbatoio di liquidità con quattro principali obbiettivi:

  1. Monetizzare e stabilizzare molti dei guadagni finora ottenuti che fino alla vendita sono virtuali
  2. Ridurre sensibilmente la possibile maggiore volatilità totale dei portafogli
  3. Disporre di energie importanti da reinvestire
  4. Entrare con cadenza mensile su orizzonti di medio periodo (se necessario inglobando anche gli investimenti di alcuni mesi) almeno sui mercati più importanti e stabili

In questo modo, monitorando con la massima attenzione i costi operativi, potremo continuare a utilizzare OICR tipicamente passivi come gli ETF sfruttandone la specifica maggiore volatilità, affiancandoli a pochi selezionati strumenti a gestione attiva con gestori che abbiamo dimostrato nel tempo di avere strategie efficienti e di sapersi muovere bene in condizioni non facili.

La peggiore condizione per questa strategia sarebbe una costante e prolungata crescita dei mercati sia obbligazionari che azionari. Questa però è davvero l’ultima cosa che ci parte di vedere all’orizzonte per il prossimo futuro.

La bolla dei subprime potrebbe ritornare?

Molti tra i nostri lettori, dopo 10 lunghi anni, probabilmente ricordano vagamente l’origine e il successivo sviluppo del problema dei mutui subprime.

Negli Stati Uniti intorno agli anni ’90 si verificò un ciclo di grande crescita (in buona parte drogata da forti deregolamentazioni), ma dalle basi tutt’altro che solide. Di quel periodo torna ancora alla memoria la corsa del mercato azionario USA e il legame davvero folle con il mercato immobiliare che la alimentava.

In pratica Mr. Smith (buon lavoratore e solido cliente bancario) acquistava grazie a un mutuo una casa di costo ipotetico 100. Poi, dopo pochi anni vista la notevole crescita del valore dell’immobile, tornava in banca e si faceva ri-finanziare in base al nuovo valore della casa che ipotizziamo cresciuto a 130. Incassava quindi 30 di nuova liquidità. E cosa faceva Mr. Smith con il nuovo cash? Acquistava auto, televisori, barche ecc. Ovviamente gli utili delle aziende crescevano a ritmi incredibili insieme all’economia.

A quel punto anche Mr. Ford decise di fare altrettanto. Solo che in un clima di “esuberanza irrazionale” coloro decidevano se erogare i mutui “prestarono ben poca attenzione” al fatto che Mr. Ford non era in realtà minimamente solvibile. Il vento sembrava soffiare leggero e costante e quindi furono concessi molti di questi finanziamenti.

Con il tempo però molte banche vista la diffusione (anche) di questi mutui detti subprime, iniziarono a pensare che nel tempo avrebbero potuto diventare un grosso problema e trovarono quella che dal loro punto di vista era la soluzione ideale: cartolarizzare questi mutui. Detto in termini volutamente semplicistici si trattava di “impacchettare” questi crediti in particolari veicoli finanziari e quindi di cederli ad altri investitori. L’aspetto che rese esponenziale la gravità delle conseguenze è che questi prodotti furono loro volta “impacchettati” in una varietà di matriosche finanziarie sempre più articolate e quindi difficili da valutare correttamente. E, incredibilmente, queste bombe ad orologeria furono acquistate a piene mani da entrambi i lati dell’Atlantico; anche da banche molto importanti e famose, in particolare dell’Europa centro settentrionale.

Cosa accadde poco dopo, ormai è noto a tutti.

Se provate a digitare su Google le parole “subprime comics” e poi selezionate Immagini, il legame di quei tempi tra finanza e immobili appare in tutta la sua tragicità.

Oggi la situazione è sotto molti aspetti assai diversa (anche se purtroppo negli USA si sta facendo forte la voce di coloro che vorrebbero nuovamente deregolamentare la finanza). Tuttavia ci sono settori del credito che – non solo negli Stati Uniti – possono arrivare a surriscaldarsi in modo da creare qualche dubbio.

Questa volta sicuramente, ci saranno molti e più approfonditi controlli da parte delle Autorità di Vigilanza e l’attività delle banche centrali è si è molto evoluta e intensificata proprio su questi temi.

“Si dice” che mentre in Italia esista il problema dei crediti inesigibili, in altri Paesi non dell’area mediterranea ci sia ancora molta spazzatura nascosta sotto i tappeti con la veste assai varia di strumenti derivati legati ai subprime che furono acquistati proprio verso la metà – fine degli anni ’90 per i quali non si è ancora trovata una soluzione allo smaltimento.

Speriamo bene.

Fonte: Bluerating.com

A volte – purtroppo – ritornano. Il caso della direttrice delle Poste.

Il pericolo di truffa. Proprio dove il risparmiatore non se lo aspetterebbe.

Purtroppo non esiste rimedio definitivo. Quando una persona con incarichi di responsabilità, nel mondo bancario, assicurativo o postale decidere di delinquere ha inevitabilmente lo spazio per farlo nonostante i controlli siano sempre più stringenti ed efficienti.

La “madre di tutti i problemi” consiste nel fatto che questi operatori possono operare direttamente sia con il denaro dei loro clienti (a seconda dell’attività con limiti e modalità diversi), sia anche attraverso modulistica che si può facilmente manomettere o compilare in modo scorretto per un uso truffaldino.

Diventa quindi possibile sottrarre direttamente attivi dai depositi dei clienti, ma anche dirottare il frutto di una normale operazione di disinvestimento verso conti correnti non di loro titolarità.

L’unica vera difesa consiste nei controlli da porre in atto proprio dai clienti su qualsiasi operazione venga intrapresa.

Controlli innanzitutto sulla modulistica che DEVE essere compilata in ogni sua parte PRIMA del momento della firma del cliente, ma anche controlli ex post per verificare che l’operazione richiesta abbia immediato e ufficiale riscontro di corretta e completa conclusione.

Se solo si attuassero queste semplici attenzioni (che nulla tolgono ai professionisti onesti, ma che anzi li valorizzano) lo spazio di manovra dei truffatori si ridurrebbe davvero a livelli minimali.

Purtroppo eccesso di fiducia e mancanza di verifiche portano a molti pesantissimi casi di sottrazione.

Crediamo in ultimo opportuno ricordare che secondo la normativa attuale, ai consulenti finanziari indipendenti (o autonomi) è esplicitamente proibita QUALSIASI operazione sugli attivi dei propri assistiti. Essi possono esclusivamente emettere documenti denominati raccomandazioni che sono indicazioni operative, che potranno (e non necessariamente dovranno) essere messe in opera dai loro clienti presso gli intermediari ai quali si affidano.

La differenza crediamo non sia da poco.

Fonte ADN Kronos